Speciale: Chiamami Col Tuo Nome

Distribuito da Universal Pictures Italia è finalmente arrivato in DVD e Blu-Ray: Chiamami Col Tuo Nome, Vincitore del Premio Oscar nella Categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale.

SPECIALE: CHIAMAMI COL TUO NOME

Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettenne italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo.

Il film è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di ANDRÉ ACIMAN.

Regia di LUCA GUADAGNINO, regista italiano sulla cresta dell’onda dopo i successi di IO SONO L’AMORE (2009) e A BIGGER SPLASH (2015).

Vincitore del PREMIO OSCAR® come Miglior Sceneggiatura non Originale a JAMES IVORY e candidato per Miglior Film, Miglior Attore a TIMOTHÉE CHALAMET, Miglior Canzone a SUFJAN STEVENS per Mystery of Love.

Nel Cast troviamo Armie Hammer, Timothèe Chalamet e Michael Stuhlbarg.

Grazie a Universal Pictures Italia vi proponiamo 2 Clip tratte dai Contenuti Speciali “Istantanee dall’Italia: La realizzazione di Chiamami col tuo Nome”.

Piccole curiosità:

  • La pellicola ha incassato 2,5 MILIONI EURO in Italia, 17 MILIONI dollari negli Stati Uniti e 15 MILIONI nel resto del mondo, per un totale di 32.045.988 DOLLARI.
  • Ha avuto 3 candidature ai GOLDEN GLOBES 2017, come MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE (CHALAMET) e MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (HAMMER).
  • MIGLIOR FILM ai GOTHAM AWARD.
  • E’ stato scelto dal NATIONAL BOARD OF REVIEW e dall’American Film Institute come uno dei 10 MIGLIORI FILM DELL’ANNO.
  • Il film ha ricevuto una STANDING OVATION di dieci minuti alla proiezione del New York Film Festival, la più lunga registrata nella storia del festival.

Note del Regista Luca Guadagnino:

Mi piace pensare che Chiamami col tuo nome chiuda una trilogia di film sul desiderio, con Io sono l’amore e A Bigger Splash.

Mentre nei precedenti il desiderio spingeva al possesso, al rimpianto, al disprezzo, al bisogno di liberazione, in Chiamami col tuo nome abbiamo voluto esplorare l’idillio della giovinezza. Elio, Oliver e Marzia sono irretiti in quella splendida confusione che una volta Truman Capote ha descritto affermando “l’amore, non avendo una mappa, non conosce confini”.

Chiamami col tuo nome è anche il mio omaggio ai padri della mia vita: il mio vero padre e i miei padri cinematografici: Renoir, Rivette, Rohmer, Bertolucci…

Note di Produzione tratte dal Pressbook:

Chiamami col tuo nome è un film volto a scaldare il pubblico come un raggio di sole.

Ricorda vividamente la sensazione di un’estate italiana, piena di gite in bicicletta, di nuotate di mezzanotte, di musica e d’arte, di pasti appetitosi sotto il sole e del risveglio della prima passione di un ragazzo di 17 anni. Quando Elio (Timothée Chalamet) si innamora di Oliver (Armie Hammer), un carismatico studente universitario ospite nella villa dei suoi genitori nel nord Italia, nasce un’esperienza che segnerà entrambi per sempre. “Non voglio che Chiamami col tuo nome venga percepito come un’opera iper-intellettuale, ma come una tenera storia d’amore che emozioni il pubblico: come una scatola di cioccolatini” dice il regista Luca Guadagnino.

Il film è basato sul primo acclamato romanzo di André Aciman, che l’autore ha scritto vorticosamente in soli tre mesi. “Ho scritto più velocemente di quanto abbia mai fatto nella mia vita – afferma Aciman – era come se fossi innamorato. La scrittura mi ha portato in luoghi in cui normalmente non avrei mai osato andare. Ci sono cose nel libro che col senno di poi rileggendolo ho pensato: ‘non posso credere di aver scritto questo!’ Ma l’ho fatto. E’ come se mi fosse stato dettato”.

Quando il libro è stato pubblicato all’inizio del 2007, è stato rapidamente considerato come un classico moderno della letteratura sul primo amore, e lodato per il suo crudo erotismo (l’articolo del New York Times l’ha presentato così: “Questo romanzo è hot”), suscitando grande emozioni e un profondo impatto sui lettori. Due produttori, Peter Spears e Howard Rosenman, hanno letto il romanzo in modo autonomo, e nel 2008 hanno unito le forze per produrlo. “Penso che il romanzo evochi la sensualità e la sessualità, l’erotismo e l’ansia tipica del primo amore, come pochi altri libri hanno fatto” dice Rosenman. Il libro è stato ben accolto dalla comunità LGBT ed è diventato un punto di riferimento per la letteratura gay, inoltre, ha coinvolto un gran numero di lettori al di fuori di questo ambito. “Tocca un tasto dolente di quasi tutti coloro che l’hanno letto, riguardo all’idea del primo amore, dei tormenti del primo amore, e della sofferenza del primo amore, indipendentemente dal genere o dalla sessualità” spiega Spears.

Come amico di lunga data e ammiratore dello scrittore / regista / produttore Luca Guadagnino, Spears lo ha subito contattato, ma essendo coinvolto in altri progetti poteva solo impegnarsi in veste di produttore attraverso la sua società, la Frenesy Films. Così nel tempo Spears e Rosenman hanno tentato di mettere insieme il progetto con diversi registi e attori.

Nel 2014, hanno commissionato al leggendario scrittore / regista James Ivory (Casa Howard) la scrittura di una nuova sceneggiatura, e lo hanno coinvolto come produttore aggiuntivo.

Un cambiamento apportato da Ivory al romanzo, è stato quello di raffinare la professione del padre.

“Era uno studioso di lettere classiche, ma non si può puntare la telecamera su una persona che pensa o scrive – sostiene Ivory – così l’ho descritto come uno storico dell’arte e archeologo”. Il romanzo è un frammento di memoria (Aciman è un noto studioso Proustiano), raccontato dalla prospettiva di Elio, ma i realizzatori lo hanno inserito nel presente. “Volevamo riflettere l’essenza del libro, ma questo non significa farlo letteralmente nello stesso modo – aggiunge Guadagnino – abbiamo dovuto prendere dei percorsi differenti”. Mentre la sceneggiatura originale di Ivory aveva una discreta quantità di narrazione vocale, nella resa finale del film non è stata apportata.

Con l’avvento di ogni estate, c’erano nuove incarnazioni del film da aggiungere, ma se un programma di lavoro di un attore o del regista cambiava, i produttori non potevano permettersi il lusso di arrivare all’autunno o all’inverno. “Il film poteva essere girato una sola volta all’anno, e se si perdeva quell’opportunità, bisognava aspettare l’anno successivo” afferma Spears. Così, dopo nove anni, Guadagnino si è ritagliato alcuni mesi prima di iniziare a girare Suspiria, in modo di poter dirigere questo film nell’estate del 2016.

Mentre il romanzo è ambientato in Liguria, sulla Riviera italiana, Guadagnino ha optato per una location lontana dal mare, vicino alla città di Crema, in Lombardia, dove risiede. Conoscendo a fondo il paesaggio e il modo di vivere, ha potuto cogliere l’essenza della famiglia Perlman, degli intellettuali che espongono il figlio al mondo della letteratura, della musica e dell’arte durante i mesi estivi in un ambiente pacifico ed idilliaco. “I Perlman sono veramente immersi nella vita del paese, vivendo l’affascinante sensazione di essere parte della natura – dice il regista – Sono come la terra, come gli alberi, come le mucche, come l’erba, come l’acqua che scorre. Fanno parte di tutto. E amano e rispettano la tradizione del ciclo delle stagioni”. Amira Casar, che interpreta Annella Perlman, afferma: “Quel che trovo così emozionante dei poliglotti Perlman, è che pur amando la tradizione e il passato, sono anche decisamente moderni. Trasmettono ad Elio un gusto forte dei classici in questo Giardino dell’Eden, allo stesso tempo lo spingono per andare a sperimentare e vivere la sua vita. Molti genitori tendono a mettere un freno ai loro figli, e invece loro dicono: ‘Vai!

Vivi, perché la vita è un dono. Vivila pienamente’. Penso che Annella e suo marito siano molto più avanti del loro tempo, pensano in modo estremamente tollerante e permissivo”.

Effettuare le riprese vicino casa del regista, ha aggiunto comodità e semplicità alla realizzazione del film, non solo per sé stesso “Volevo concedermi il lusso di dormire nel mio letto”, ma anche per l’intera squadra di produzione. La maggior parte delle location del film si trovano nelle immediate vicinanze di Crema e, quelle più lontane come il Lago di Garda (il sito archeologico) e Bergamo (per la gita di Elio e Oliver), si trovano ad un’ora e mezza di distanza. La postazione principale della residenza dei Perlman, era una casa familiare disabitata a Moscazzano, a pochi minuti da Crema. Sei settimane prima dell’inizio della produzione, i realizzatori, tra cui la set decorator Violante Visconti (la pronipote di Luchino), hanno gradualmente arredato il posto con dei mobili, degli oggetti e delle decorazioni che la famiglia Perlman avrebbe potuto accumulare durante tutta la vita. Come è tipico dei film di Guadagnino, la casa è diventata un elemento importante come tutti gli altri attori, con un autentico senso della vita reale. “Ogni tanto appare qualcosa della casa di Luca – spiega Spears – un piatto o una tazza, o qualcosa che in qualche modo gli era familiare, rendeva la scena un po’ più verosimile, tanto da fargli pensare: ‘Questa è la casa dei Perlman’”. Una modifica della proprietà per il film è stata la ‘piscinetta’ di Elio e Oliver, ricreata da una vasca di abbeveraggio per gli animali da fattoria, molto comune nella zona.

Mentre si stava allestendo la villa dei Perlman, gli attori cominciarono ad arrivare a Crema, sistemandosi in vari appartamenti, preparandosi per i loro ruoli e conoscersi tra di loro. Timothée Chalamet, che aveva molto da fare, arrivò cinque settimane prima. “Prendevo ogni giorno lezioni di italiano, pianoforte e chitarra per un’ora e mezza, e mi allenavo in palestra tre volte alla settimana”, dice Chalamet. Malgrado l’attore avesse studiato il piano per sei anni e per un anno la chitarra prima delle riprese del film, ha lavorato con il compositore di Crema, Roberto Solci, per raggiungere un livello musicale virtuoso consono al ruolo di Elio. Sebbene l’attore newyorchese abbia trascorso le sue estati giovanili presso la casa di sua nonna a Le Chambon-sur-Lignon, in Francia, e avesse un’idea di come fosse la vita delle cittadine europee, sapeva altresì che la versione italiana del 1980 sarebbe stata diversa. E’ riuscito a fare amicizia con un dei ragazzi di Crema che non sapevano fosse un attore, e si è affidato a Guadagnino per orientarsi sul periodo. Chalamet parlava correttamente francese e capiva un po’ l’italiano, ma non aveva mai avuto modo di studiarlo prima del suo arrivo a Crema. “Insieme al pianoforte, parlare l’italiano era fondamentale per me, perché era la lingua d’origine di Elio e volevo calarmi perfettamente nel personaggio” dice.

Hammer è arrivato poco dopo, e Chalamet è stato una delle prime persone che ha incontrato.

“Ho sentito qualcuno che suonava il pianoforte, e mi hanno detto: ‘Oh, è Timmy!’ così ho chiesto di poterlo incontrare!”. I due attori sono diventati inseparabili nelle settimane antecedenti le riprese.

“Siamo andati in bicicletta, ascoltato musica, chiacchierato, mangiato assieme, e siamo andati in giro in parecchi posti che poi appaiono nel film” dice Hammer. Dopo l’inizio delle riprese, i due ogni sera provavano le loro scene del giorno successivo. L’intimità e la chimica che divengono palpabili sullo schermo, nascono proprio dalla frequentazione dei due attori nella vita reale.

Gran parte della storia si concentra sulle miriade di passi avanti e indietro tra Elio e Oliver prima che il loro rapporto diventi fisico. La trepidante attesa è comune nei film di Guadagnino. “Mi piace la ‘combustione lenta’” afferma il regista. Chalamet aggiunge: “È il classico gioco tra gatto e topo, del tira e molla che si verifica tra le persone che sono attratte l’un l’altra, ma che non sono sicure che il loro interesse sia ricambiato. Hanno inoltre una certa esitazione perché né il posto né il momento li agevolano ad avere una relazione intima”. Per il produttore Spears, il ritmo misurato di Guadagnino è fondamentale per il modo in cui il film impegna i sensi. “C’è una tendenza americana, sia nel cinema che in televisione, ad andare velocemente al traguardo. Luca invece rallenta il ritmo e ti fa sperimentare tutto: l’odore, il suono, il tatto, il gusto. Quando entri in contatto con tutte queste cose, le senti veramente e non le dimentichi più”.

Un ottimo esempio dell’approccio di Guadagnino è una scena in cui Elio e Oliver si fermano a bere un sorso d’acqua durante una gita in bicicletta. Non avendo un evidente scopo narrativo, è la classica sequenza che un regista potrebbe tagliare. “Questa è stata una delle nostre scene preferite – afferma il montatore nonché collaboratore di lunga data di Guadagnino, Walter Fasano – prima di tutto perché ha evocato la tipica sensazione di leggerezza e spensieratezza delle vecchie estati degli anni ’80. E in secondo luogo, quel particolare momento ci ha ricordato Novecento di Bertolucci, che è stato girato nella stessa zona. Ovviamente, quando si tratta di questo tipo di cose, bisogna fare attenzione a non diventare auto indulgenti perché c’è questo rischio. Allo stesso tempo, quando si va di fretta, si perde sempre qualcosa”.

Tutti gli attori vivevano a Crema, e hanno assorbito il fascino e i ritmi unici della vita della cittadina lombarda. “C’è una pace lì, che chi come me vive in una metropoli, raramente respira – dice Michael Stuhlbarg, che interpreta il signor Perlman – è un posto da girare a piedi, perché sono pochissime le macchine che circolano in città. E’ incantevole”. Guadagnino spesso ha invitato il cast e i realizzatori a casa sua, dove preparava dei pasti elaborati, e mostrava dei film. “È un ottimo cuoco Luca, e abbiamo condiviso dei banchetti deliziosi – dice Casar – ci ha molto uniti. Noi attori possiamo farci prendere da mille paure ed apprensioni avvicinandoci ai nostri ruoli, e Luca ha creato un’atmosfera di fiducia e gioia tra di noi, sfruttando questa intimità e dando vita a sensazioni che sono state utili alle nostre scene”. Hammer sostiene che: “Luca ha fatto rivivere il ricordo della dolce vita che in realtà non esiste più in Italia. Lavorare sul film, e trascorrere del tempo con tutte queste persone a cui mi sono davvero affezionato, era incredibilmente analogo alla storia del film. Quando guardo indietro, la considero la mia relazione d’amore con la realizzazione del film”.

Fasano ritiene che la scelta della produzione vicino alla casa di Guadagnino sia stata vitale per il modo in cui il film si è realizzato. “Ha creato una situazione in cui era molto a suo agio, per cui poteva davvero passare tutto il tempo prestando attenzione agli attori e facendo pochi e semplici movimenti della telecamera – dice Fasano – grazie a ciò, penso che uno spettro incredibile di sentimenti e affermazioni sull’amore abbiano trovato la loro strada per un’espressione molto matura in questo film”.

Guadagnino considera Chiamami col tuo nome l’ultima parte di una trilogia di film iniziati con Io sono l’amore e A Bigger Splash. “Quel che lega questi tre film è la rivelazione del desiderio – dice il regista – la nascita del desiderio verso qualcuno, o la scoperta di essere l’oggetto del desiderio di qualcun altro. In questo film, Elio si rende conto che c’è qualcosa in lui che in realtà non sa come gestire, ma che in qualche modo vuole seguire”. Mentre il perseguimento del desiderio negli altri film sfocia in eventi inaspettatamente oscuri, in questo film invece è più sperato e profondo. “Chiamami col tuo nome è la splendida consapevolezza di come si cambia quando si ama qualcuno in modo positivo” sostiene Guadagnino. Chalamet afferma: “Elio non emerge necessariamente più felice, perché prova comunque molto dolore. Ma diventa ancora più saggio, felice di aver vissuto quest’esperienza”. Spears aggiunge: “Credo ci sia una profonda connessione tra queste due persone che hanno colorato entrambe le loro vite, per sempre. Forse è per questo che la storia risulta più profonda. La gente potrà immaginare che c’è un qualcosa che va oltre ad un amore estivo: entrambi rimarranno nella memoria dell’altro”.

Tutti e tre i film della trilogia di Guadagnino sono ambientati alcuni anni prima del periodo in cui sono stati girati: Io sono l’amore è stato girato nel 2008 ed è ambientato nel 2001, A Bigger Splash è stato girato nel 2014 ed è ambientato nel 2011; e Chiamami col tuo nome è stato girato nel 2016 ed è ambientato nel 1983. “Non ho mai fatto un film storico, ma mi piace l’idea di avere una certa distanza di tempo per offrire altre prospettive – dice Guadagnino – e in questo caso, siamo in un momento della vita italiana che ricordo molto bene”. Aciman afferma: “Il fatto di sapere che è ambientato nel 1983 dà al film un tocco di elegia. È bastato inserire il fattore temporale che è così importante per il protagonista, che suscita la sensazione che succeda qualcosa di irripetibile ma che può avere conseguenze durature”.

Guadagnino e il suo direttore della fotografia, Sayombhu Mukdeeprom (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti), hanno optato di girare Chiamami col tuo nome con un solo obiettivoda 35 mm. “Mi piacciono i limiti – dice Guadagnino – penso sia importante conoscere i limiti nell’ambito in cui si lavora, e trovare il linguaggio più appropriato proprio attraverso tali limiti.

Scegliendo specificatamente un singolo obiettivo ho evitato che la tecnologia interferisse con il flusso emozionale del film. Volevo che ci concentrassimo sulla storia, sui personaggi e sul flusso della vita”. Guadagnino aveva precedentemente collaborato con Mukdeeprom su Antonia di Ferdinando Cito Filomarino, che ha prodotto. “Sayombhu possiede una particolare sensibilità per la luce naturale, e allo stesso tempo è uno scultore di luce – afferma Guadagnino e aggiunge – ammiro anche il suo modo di essere una persona che apporta una meravigliosa calma e serenità sul set”.

Sebbene la disposizione e le pose degli attori appaiono semplici, sono state sempre studiate attentamente. “Volevamo evidenziare il battito del cuore di questi personaggi non solo attraverso iloro volti, ma anche attraverso il modo in cui i loro corpi si spostano nello spazio” dice Guadagnino. Casar aggiunge: “Luca ha un’idea molto precisa delle sue coreografie, ma all’interno di quella struttura, ha dato agli attori un’immensa libertà”. Una volta posizionata la telecamera, Guadagnino ha incoraggiato gli attori ad improvvisare. “Tim era un miracolo in termini di imprevedibilità – dice Stuhlbarg – ogni sua interpretazione era diversa. Non sapevi mai cosa avrebbe fatto al momento di girare, ed è stato davvero divertente da osservare”. Ne è un esempio l’impressionante finale del film. “C’erano tre versioni completamente diverse – sostiene Chalamet – e sono entusiasta di quella scelta da Luca, perché la considero la più veritiera riguardo ai sentimenti che Elio provava in quel momento”.

Malgrado i suoi film siano lodati per il loro erotismo, Guadagnino non descrive gratuitamente la sessualità. “Il sesso sullo schermo può essere la cosa più noiosa da guardare – dice il regista – in generale, se il rapporto sessuale è un modo per esaminare un comportamento e come questo comportamento rifletta i personaggi, allora mi interessa. Ma se si tratta solo di mostrare un atto, no, non mi interessa”. Chalamet afferma: “Quando si assiste al primo bacio tra Elio e Oliver, e alla prima volta che fanno davvero l’amore, si temporeggiano un po’ le riprese. Vengono mostrati l’imbarazzo e la tensione fisica in un modo in cui, se ci fossero stati un milione di tagli, sarebbero andati perduti”. Hammer continua: “Penso che molte scene di sesso cinematografico riguardino la scelta dell’angolazione migliore; ma in questo film quel che appare sono due persone che esplorano avidamente i propri corpi. E penso che rappresenti perfettamente la prima volta che si vive un’esperienza sessuale con una persona nuova: c’è incertezza, c’è mistero, e il conseguente piacere della scoperta”.

La famosa scena della pesca del libro, mostra come l’erotismo viene utilizzato nel film per illuminare la vita interiore dei personaggi. “Ciò che sta succedendo ad Elio in quella scena, è una combinazione del desiderio verso Oliver, nonché di quel fenomeno così riconoscibile del non sapere dove riporre la propria carica sessuale che abbonda quando si hanno 16, 17 o 18 anni – dice Chalamet, e aggiunge – ma quando si presenta Oliver, Elio per la prima volta avverte il peso dell’idea che lui se ne vada forse per sempre, oltre alla vergogna e all’imbarazzo di essere catturato in un atto quasi selvaggio. Penso che la combinazione di queste sensazioni siano tremendamente travolgenti”. Le emozioni contrastanti di Elio portano a dei conflitti tra i due, quando Oliver cerca giocosamente di sedurre una ragazza. “Quando il personaggio di Elio sprigiona la sua emotività, è il momento in cui Oliver si rende conto che si è andati oltre una linea, che non si è nemmeno reso conto ci fosse – dice Hammer – ora, invece di essere dominante, deve lasciarsi andare. Devono entrambi a condividere l’emozione e la dolcezza che li porrà esattamente sullo stesso piano”.

La musica è fondamentale per i film di Guadagnino, ma normalmente non si affida a dei compositori mentre, invece, sceglie dei brani musicali già esistenti, in particolare ha utilizzato i lavori del compositore classico contemporaneo americano John Adams per la colonna sonora di Io sono l’amore. Mentre la colonna sonora di Chiamami col tuo nome è una raccolta di brani di numerosi musicisti, Guadagnino ha deciso di coinvolgere il cantautore americano Sufjan Stevens per creare una canzone particolare per il film. “Un artista di cui ho una grande ammirazione è Sufjan. La sua voce è fantastica e angelica, e i suoi testi sono così pungenti, profondi e pieni di dolore e di bellezza. La musica è insolente. Tutti questi elementi erano quelli che immaginavo per il film”. Guadagnino sapeva che Stevens non aveva mai collaborato ad un film prima d’ora, ma ha provato comunque a contattarlo. Stevens ha letto il libro, hanno parlato a lungo e il risultato è che non ha scritto una sola canzone originale per il film, bensì due: “Mystery of Love” (che accompagna il viaggio in pullman di Elio e Oliver verso la cascata) e “Visions of Gideon” (per i titoli di coda). Quando le canzoni di Stevens sono arrivate pochi giorni prima dell’inizio delle riprese, Guadagnino ha invitato a casa sua Chalamet, Hammer ed il montatore Fasano per fargliele ascoltare. “Erano magiche – dice Fasano – è stato un momento davvero meraviglioso”. Stevens ha anche riarrangiato una delle sue canzoni, “Futile Devices”. “Credo che le canzoni di Sufjan aggiungano un’altra voce al film – afferma Guadagnino – sono una specie di narrazione, in assenza di una vera narrazione”.

La colonna sonora di Chiamami col tuo nome comprende anche brani di John Adams (nella sequenza dei titoli, e durante la scoperta della statua), nonché dei pezzi di Ryuichi Sakamoto, Satie, Ravel e il “Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo” di Bach, che Timothée Chalamet esegue dal vivo con chitarra e pianoforte. Dato che il film è ambientato negli anni ’80, Guadagnino ha selezionato una grande quantità di musica pop italiana (inclusa la “Lay Lady Lay” di Giorgio Moroder), ma in particolare ha messo in luce l’inno degli Psychedelic Furs “Love My Way”, che Oliver balla nella discoteca di Crema e che in seguito viene trasmessa da un’autoradio per le strade di Bergamo. “Adoro gli Psychedelic Furs – aggiunge Guadagnino – è un riferimento un po’ autobiografico, perché ricordo di aver ascoltato quella canzone quando avevo diciassette anni e di esserne rimasto totalmente colpito. Ho voluto rendermi omaggio”.

Bisogna riconoscere che sebbene Chiamami col tuo nome sia un adattamento letterario, molto spesso non ci si è attenuti al testo. Guadagnino ha ritenuto opportuno rimuovere dei dialoghi del testo in parecchie scene, ove riteneva che non fossero necessari. “Penso sia una delle cose più belle di un racconto in generale – spiega Stuhlbarg – far sì che le parole facciano parte di quel che sta succedendo, ma ci sono dialoghi che possono anche essere sottintesi. Penso che questo film celebri proprio questo. Si possono dire tante cose anche con uno sguardo; può dire tutto ciò che dobbiamo sapere riguardo alla scena”.

Anche quando Elio dichiara il suo amore ad Oliver usa un linguaggio indiretto. “Volevo che la confessione di Elio rimanesse ambigua, in modo di poter trovare una tregua nel caso in cui venisse rifiutato – dice Aciman – mi sono identificato con la difficoltà che poteva provare Elio. Come si fa a parlare in questo modo mantenendo integra la propria dignità?”. L’imbarazzo di Elio viene evocato ancor prima, dalla storia del XVI° secolo che Annella ha letto in precedenza, di Marguerite de Navarre: L’Heptaméron, che narra il folle amore di un cavaliere in preda al dilemma “È meglio parlare o morire?”. Chalamet afferma: “Penso che Elio sia stanco di razionalizzare e preferisca parlare, ma rivelarsi a qualcuno è una delle cose più imbarazzanti che esistano. Credo che sia una tesi che si possa sostenere sia a favore che contro, nella vita così come nel film”. Hammer sostiene che: “Non si tratta necessariamente di parlare o morire, ma è quel che succederà in seguito per il resto della propria vita, dal momento in cui ti trovi di fronte alla possibilità di parlare o morire. La morte penso sia fondamentalmente metaforica. Se non si dice apertamente quel che si prova, quel che si desidera, chi si è veramente, allora forse muore una parte di noi”.

Una delle parti più illuminanti del libro e del film, è la tenera conversazione che il signor Perlman ha con Elio verso la fine, dove offre al figlio un amore e un sostegno incondizionati. “La maggior parte delle persone gay non hanno un padre così – dice il produttore Howard Rosenman – l’idea di un uomo che ama e vuole stare accanto al proprio figlio e che lo incita a viversi il momento, è straordinario. È quasi irreale, ma diventa potente e viscerale grazie al modo in cui Michael Stuhlbarg lo interpreta”. Spears afferma: “Un giorno vidi un meme che recitava: ‘Sii la persona di cui avevi bisogno quando eri più giovane’. Quella frase ha sempre risuonato in me e penso che Luca ed io, in tanti modi e fin dall’inizio, siamo riusciti a creare il film che ci sarebbe servito quando eravamo giovani, ma che all’epoca non c’era”.

Infatti, il personaggio del Sig. Perlman è stato ispirato dal padre di Aciman. “Mio padre era una persona molto aperta che non aveva inibizioni in tema di sessualità – dice Aciman – era un uomo con cui si poteva liberamente parlare di sesso. Quindi non ero intenzionato a scrivere le solite frasi come “può succede a tutti” o “dovresti rivolgerti ad uno strizzacervelli”, o a descrivere la scenata del padre criticone o che borbotta, perché non è la tipologia di padre che conoscevo. Mio padre avrebbe detto esattamente quello che dice il padre nel libro e nel film”. Chalamet aggiunge: “La cosa catartica e illuminante per me, nella scena che avevo con Michael, era la sensazione che la sofferenza non è una cosa negativa. Infatti il dolore deve essere gestito e curato, e se lo si ignora o, per usare le parole del Signor Perlman, ‘prova a strappartelo dal petto’, si andrebbe a strappare anche tutto il bello che c’è stato. Ovviamente, la conseguenza sarà la delusione e la sofferenza, ma per riuscire a ricordare il bene e per ripensare a ciò che c’è stato di bello sotto una luce positiva, bisogna essere buoni con sé stessi. Non nascondere o uccidere il dolore e tutto il bene che c’è stato”.

“Se sei abbastanza fortunato da provare qualcosa di profondo, anche se fa male, non allontanarlo – dice Stuhlbarg – sarebbe uno spreco provare qualcosa di bello e poi cercare di far finta che non sia successo”.

 

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