Recensione Outlander Terza Stagione

A poche settimane dalla fine della Terza Stagione regaliamoci una chiacchierata su quanto abbiamo visto. Vorrei ritornare a considerare la serie ma da diverse angolazioni, puntando la luce sulla trama, sugli attori, sulle locations, sui personaggi e, prima di concludere questa carrellata sulla terza stagione, su quanto ci ha lasciato.

Iniziamo con la Trama: Siamo nel 1968 e sono trascorsi ben venti lunghissimi anni da quando Claire Randall Fraser ha attraversato il Cerchio di Pietre di Craigh Na Dun ed è tornata indietro, spinta a farlo dall’amatissimo marito, Jamie, perché incinta del loro secondo figlio. Che è, invece, una meravigliosa bambina che ha i capelli rossi come quelli di suo padre e gli stessi tratti del viso, Brianna, chiamata come il nonno Brian. La vita lontana da Jamie non ha alcun significato per Claire se non quando è con sua figlia, alla quale dà tutta se stessa o nelle corsie dell’ospedale, presso il quale inizia la sua carriera di medico, dopo aver frequentato l’università, in un clima affatto favorevole ad una donna. In quegli anni formativi conosce una persona con la quale resterà amica a lungo, l’afro americano Joe Abernathy. Ma la vita matrimoniale di Claire è solo facciata, mentre lei ha ben messo in chiaro di chi sia il bambino in arrivo, quando torna nel 1948, Frank le fa solennemente giurare di non parlare mai più di Jamie e di non parlarne alla figlia. Inoltre nonostante i tentativi in merito, il cuore di Claire è tutto di Jamie e Frank, che lo sa, tenta lo stesso di stabilire un legame con lei, ma non riuscendoci passa di relazione in relazione, pur essendo un ottimo e affettuosissimo padre per Brianna. Frank è uno storico e insegna all’università di Boston, Claire oltre ad allevare la figlia inizia a dare vita alla spinta di formarsi seriamente come medico e chirurgo e in un’epoca assai difficile per la emancipazione femminile, la nostra prosegue per la sua strada nonostante i sacrifici, cercando di esserci al meglio che può con la sua famiglia. Gli anni passano e i sogni e le disillusioni restano. Brianna cresce serena e amata dai suoi genitori che però non hanno davvero una vita e dinanzi all’ennesimo tradimento di Frank, Claire chiede il divorzio ma il marito non glielo concede perché non vuole perdere Brianna. Claire si immerge sempre di più nel lavoro, Frank nella sua doppia vita, fino a che una sera, dopo una lite pesante, lui esce e ha un incidente con la macchina. I soccorsi sono inutili, Frank muore senza riprendere conoscenza. Alla cerimonia funebre, all’università, l’amante di suo marito aggredisce Claire rimproverandola di non averlo lasciato andare per egoismo, quando è vero il contrario e nonostante ella faccia di tutto per nascondere la realtà alla figlia, poi dinanzi ad una domanda precisa deve capitolare. Così, siccome Bree sa di Jamie, adesso apprende anche l’altro resto della storia. Per il funerale del reverendo Wakefield, Brianna e Claire sono andate in Scozia, lì Bree ha saputo di suo padre, li ha conosciuto Roger MacKenzie e con lui c’è stata subito empatia, simpatia e quel pizzico di attrazione che li ha avvicinati molto. Roger e Bree mettendo in ordine le cose del reverendo trovano dei documenti che riguardano la scomparsa di Claire oltre venti anni prima e da lì inseguono le gesta di Jamie Fraser. Tra alti e bassi, delusioni e fili spezzati, lo trovano: Jamie è sopravvissuto a Culloden, ha conosciuto il destino di ogni prigioniero che non fosse stato ucciso immediatamente dopo, cioè le carceri ma non è stato deportato. Anzi, addirittura il nostro Rosso preferito ha una carriera come stampatore a Edimburgo, con uno pseudonimo, motivo per il quale, convinta da Brianna che le scioglie ogni riserva e da Roger, che la aiuta con le ricerche, Claire decide di tornare indietro e di riunirsi finalmente all’unico uomo cui abbia dato il cuore. Questo, però, non è affatto semplice e lasciare Brianna è lacerante, per lei, perché il suo viaggio è definitivo, ma proprio la figlia la spinge a farlo, a non restare più divisa dall’uomo che è così importante per entrambe. Claire varca la soglia del tempo e torna nella Scozia del 1766. Ma prima di capire che cosa le succeda qui, cerchiamo di tirare le fila della vita di Jamie. Post Culloden viene graziato dall’essere ucciso come traditore da Lord Melton, fratello maggiore di quel John Grey cui Jamie diede salva la vita e per il debito di onore, il nostro Rosso è, nonostante voglia intensamente morire, restituito alla vita. Ma lui non collabora, non ha nessun desiderio di vivere, anche se nel carcere di Ardsmuir diventa un leader che protegge, custodisce e difende gli altri prigionieri, facendo da portavoce tra loro e i comandanti della fortezza prigione. Proprio l’avvicendamento di questi porta niente di meno che Lord John Grey ad essere responsabile di Ardsmuir, iniziando così un rapporto di amicizia con Jamie Fraser, che durerà negli anni a venire. Ma che principia, però, come amore, intenso, passionale e… Casto, perché Jamie ama solo sua moglie e perché John non è di certo Black Jack e non violenta nessuno, tanto meno l’uomo che ama. Negli anni della prigionia, al fianco di Murtagh, Jamie ha modo di approfondire il suo rapporto con John, di cui diventa amico, di recuperare parte di un tesoro di cui la sua famiglia è a conoscenza, che un vecchio riporta alla mente e alla luce, andando a morire proprio dove si trova Jamie, ha modo di tenersi occupato, ma quando il carcere chiude e tutti i prigionieri sono imbarcati come forzati per le Colonie, a Jamie la sorte viene risparmiata da John che lo manda a Helwater, in una tenuta di amici, dove il nostro Rosso …Lavorando come addetto alle scuderie, può mettere in mostra non solo la sua abilità coi cavalli ma anche quel suo essere così fuori del comune, tanto da attirare le attenzioni, non richieste, di Geneva Dunsany, una delle figlie di Lord Dunsany che scontenta del suo matrimonio prossimo con un uomo che non stima e non ama, costringe col ricatto il prestante Jamie a darle una notte. In quella lei resta incinta e lui diverrà, poi, padre di un bambino che sarà sempre nei suoi pensieri, William. Dopo che Geneva muore per il parto e Jamie salva capra e cavolo, reputazione della donna e bambino dal possibile assassinio di entrambi da parte di Lord Ellesmere, gli anni trascorrono piuttosto sereni, per quanto sia possibile ad un prigioniero giacobita che vorrebbe solamente morire per la perdita della donna amata. William cresce e diventa un gran bel bambino, tutto suo padre. Peccato che il padre non sia Ellesmere ma MacKenzie lo stalliere nonché addetto delle scuderie, la cosa si fa pesante e Jamie parte da lì, con la benedizione grata dei Dunsany, con l’amicizia di John che si prenderà cura del bambino dell’uomo amato, assieme alla sorella di Geneva, che sposerà e con la prospettiva di tornare a casa, a Lallybroch. C’era stato da clandestino subito dopo Culloden, poi per alleggerire il carico dei familiari si fa arrestare, finisce a Ardsmuir e adesso torna. La sorella è sempre la vivacissima Jenny e se le numerose gravidanze non l’hanno infiacchita, non le hanno tolto nemmeno il continuo pensiero della felicità del suo solo fratello, motivo per cui gli combina, si può dire, un matrimonio. Ed è da sposato che Jamie si vede capitare, in un giorno del tutto uguale agli altri, in stamperia proprio…Claire. La sua reazione è meravigliosa, dopo il mancamento, accoglie sua moglie con slancio, si parlano, si confrontano, tornano assieme e lui la porta a vivere, momentaneamente, nel bordello dove ha la residenza, Claire incontra di nuovo Fergus, che nel mentre ha perso una mano in un disgraziatissimo accidente contro le Red Coats, fa la conoscenza di Mr. Willougby, il cinese Yi Tien Cho, salvato da Jamie e suo collaboratore, si inserisce nella vita del marito e…Iniziano di nuovo le avventure alla Fraser, tra roghi di stamperie, inseguimenti e morti, rapimenti di nipote e conseguente viaggio per ritrovarlo, addirittura fanno vela per la Giamaica dove hanno modo di comprare e riscattare uno schiavo, incontrare di nuovo John Grey in qualità di governatore, dove Claire può curare, forzosamente, una nave da guerra inglese e, nel qual caso, il suo morente equipaggio, dove Jamie la insegue, davvero per i sette mari, dove Fergus sposa la amatissima Marsali, figlia della seconda moglie di Jamie, cioè Laoghaire MacKenzie, la bionda più odiata di Scozia. Dove finalmente Claire e Jamie si riuniscono anche con la benedizione di un sacerdote strambo, dove riemerge dal passato la creduta morta Geillis Duncan e dove tra rapimenti, rese dei conti e tempeste, i nostri due arrivano…In America. Naturalmente per dirne più e meglio mi ci vorrebbero sei pagine solo per questo. Non insisterò sul cambio della trama, che è stato operato talvolta in modo arbitrario secondo me, nonostante le valide e molteplici ragioni addotte da sceneggiatori e produttori di Outlander, credo di averlo fatto a sufficienza in corso di Stagione, ma ribadisco che se anche la Quarta subirà questa sorta di mutazione genetica, mi dispiacerà molto. Moltissimo. Passiamo agli Attori & Attrici: il cast di questa stagione è stato splendido. La conferma di Caitriona Balfe quale stupenda interprete di Claire è stata unanime e soprattutto incredibile, se nella passata Stagione ci aveva dato prova di essere una grande attrice, qui ha dato sfoggio a momenti di intensità davvero toccante, profonda e convincente. Sam Heughan, dal canto suo, è un Jamie sempre fascinoso e sensuale, nonostante il passare degli anni (a livello di cronologia di serie) e la sua interpretazione è stata profonda e impeccabile, peccato però che talvolta le scelte degli sceneggiatori ci abbiano restituito un Jamie molto diverso dal personaggio delle prime due serie, ad ogni modo Sam è stato stupendo. Poi, lo so, che lo sapete, ma per me la vera rivelazione della serie, senza nulla togliere al resto del cast, è stato David Berry nei panni di Lord John. E’ così bravo, così meravigliosamente dotato che non pensiamo che avrebbe dovuto esser biondo o maggiormente alto o che ne so io, ancora…Berry offre la sua rappresentazione di John in un modo così empatico, profondo, appassionato e passionale, con le emozioni così allo scoperto che non possiamo non innamorarci di (nuovo) di John e di lui, di David. Bravo, bravo, bravissimo. E con l’immagine del fascinoso Lord, occupiamoci delle Locations. Chi ha seguito la serie anche con le nostre recensioni sa benissimo quanto io abbia ardentemente amato la parte caraibica, in forza  e in virtù proprio di quei paesaggi così esotici che tra sole, oceano e velieri sono stati la mia piena gioia nella seconda parte di stagione. Le altre, interni in Scozia, ospedale, abitazione di Claire e Frank, casa di Geillis, Lallybroch e tutta la pletora di posti dove i nostri protagonisti si muovono sono stati ricostruiti con perfezione e cura maniacale. Mi passa nella mente la serie di immagini della Giamaica, dove ogni cosa, dall’attracco al mercato degli schiavi, alla residenza del governatore danno il più che intenso e memorabile scorcio di un mondo che non c’è più ma che, nelle immagini, sembra vero, non un set. Come non sono set le navi, ho fatto scorpacciata di velieri e ne sono stata felicissima, come non sono set la piantagione di Rose Hall e la bella casa di Claire a Boston. O la residenza del reverendo Wakefield in Scozia. O la stamperia di Jamie che, lo sapete, ho proprio amato molto, la cura di ogni dettaglio è stata quasi eccessiva ma si può mai dire che la perfezione lo sia? E così eccoci ad un breve excursus sui Personaggi. Se li abbiamo lasciati ancora giovani, li ritroviamo tutti più grandi oltre venti anni, esclusa la nostra Bree, che ne ha quasi venti. Claire ha dei fili grigi nei capelli, una maggiore consapevolezza di sé, di quello che sa e di quello che vuole, di quanto ami sua figlia, di quanto ami suo marito scozzese, di quanto ami la sua professione…Perché Claire ha la passione dentro, nonostante in questi venti anni abbia dovuto canalizzarla, non dimentichiamo che è una personaggia colma di brucianti passioni. Jamie è cresciuto, ha superato il non voler vivere, si è dato una ragione che è quella di non far del male a chi gli resta, a chi ama, poi quando torna la adorata moglie da lui, ecco che James Alexander Malcom MacKenzie Fraser torna ad essere quella persona meravigliosa, anche se gli anni lo hanno mutato, quello che ha vissuto lontano da lei lo ha cambiato, eppure lui è sempre quell’uomo di incrollabili principi che non declinano mai, che restano li, adamantini. E… sui personaggi mi fermo qui, perché ho in serbo una sorpresa che spero apprezzerete e passiamo… Che cosa ha lasciato la serie in noi? Sentimenti contrastanti, di sicuro. Da una parte la meraviglia e la gratitudine per una stagione di alto, altissimo livello, non hanno badato a spese, come si suol dire e si vede, basta pensare ad Ardsmuir, all’Artemis, al Focena, alla Giamaica e potrei elencarne ancora tante. Da una parte c’è quel calore nel cuore che è il piacere vivo e pulsante di vedere i personaggi amati della saga cartacea di nuovo sullo schermo, guardare con ammirazione come sono state rese scene e capitoli. Dall’altra una delusione, almeno per me, nemmeno troppo strisciante, anzi, palese, per come sia stata staccata la trama dal libro e ne sia stata creata una parallela che, di per sé è grandiosa, permettetemi un commento un po’ di strada, ma dall’altra mi suscita rammarico, perché se avessi voluto una serie parallela di Outlander, l’avrei cercata. Detto ciò, che cosa ha lasciato, ancora? Molte, moltissime sono le persone che hanno apprezzato e amato la terza stagione così come è stata realizzata, leggendo nei commenti dei vari forum, anche stranieri, anche americani ed inglesi, ma molte persone, invece, non hanno gradito affatto gli stravolgimenti, scrivendo invettive appassionate sulla pagina facebook di Diana Gabaldon. E noi, e voi, ed io? Voi scrivetemelo qui sotto, nei commenti, che cosa ne pensate di questa stagione, per me è stata stupefacente davvero, perché al di là delle deviazioni di trama, abbiamo avuto un prodotto di lusso, concepito con dispendio di energie, idee e fondi. Perché il cast è sopraffino e la crew anche, perché la mirabolante Terry Dresbach è una delle migliori costumiste che io abbia conosciuto, paragonabile a Gabriella Pescucci e a Ngila Dickson, due artiste meravigliose. Perché le musiche di McCreary restano elegiache, intense, liriche e anche sensuali, ritmatissime e profondamente descrittive. Perché la nostra Diana Gabaldon supervisiona ancora, quindi…Possiamo dormire sonni tranquilli. E voi? Che cosa ne pensate? Snocciolatemi i vostri pareri, sarà un piacere parlarne.

Recensione a cura di Cristina Barberis.

Precedente All’Interno dell’Episodio 313 di Outlander Successivo Outlander Tease Stagione 4

Lascia un commento

*