Recensione Outlander Seconda Stagione

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Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero, sulla sponda d’un fiume in un mattino assolato.  È un evento futile e non passerà alla storia. Non si tratta di battaglie e patti di cui si studiano le cause, né di tirannicidi degni di memoria.” (Wislawa Szymborska) Ripercorriamo insieme la Seconda Stagione di Outlander, facciamolo sedendoci idealmente sotto quell’albero, al sole di un giorno d’estate, asciutto e ventilato, con tutt’attorno niente altro che il fruscio del vento, l’allegro chioccolare di un fiumiciattolo e qualche cicala che ci tiene compagnia. Siamo seduti, bene, chiudiamo gli occhi e ricomponiamo un puzzle ideale. La vediamo la scena finale? E’ complessa la figura che analizzeremo. Se la guardiamo per bene, sui bordi in alto a sinistra c’è un cielo turchese, che man mano, scendendo con lo sguardo diventa più cupo. Il motivo di questo trascolorare è presto detto, ci troviamo immersi in “Trough a Glass, Darkly.” La vediamo la donna che esce dal fitto bosco, che potrebbe trovarsi in un altro luogo e in un altro tempo, smarrita, abbigliata in maniera inconsueta e la vediamo la macchina che si ferma a prestarle soccorso? Claire che dal turchese di una vita abbracciata e amata si immerge nel cupo di un’altra esistenza, di nuovo in un presente in cui deve rinunciare a tutto, al marito scozzese adorato, a saperlo vivo o morto e imparare a vivere con una gravidanza adulterina e a godere dei benefici di antibiotici e di scaldabagni. La Stagione si apre con qualche barbaglio di luce, per portarci poi di colpo a Le Havre, dove i nostri due si fermano, ospiti di Jared Fraser, cugino di Jamie e il nostro puzzle si arricchisce, oltre al cielo, vediamo la solida compattezza di un edificio parigino, siamo immersi in una stanza che ci parla di Louise de Rohan in “Not in Scotland Anymore”. I nostri due sono a Parigi dove tra pettegolezzi, nastri e parrucche incipriate e cerette fatte di urletti e schiaffi, di scimmie morsicanti in gabbie dorate e di Regali incontri in bordelli di lusso dove Jamie “conosce” da vicino l’erede al trono, Prince Charles Stuart, dove Claire percorre quei gradini per ascendere al sapere di quel buffo e misterioso personaggio che è Maitre Raymond, la loro vicenda si immerge sempre di più nel tentativo di far fallire la Ribellione. Jamie incontra sua Maestà il Re Louis XV, in un momento invero delicato e tutti e tre si troveranno, di sera, dinanzi al Duca di Sandrigham, a Versailles. Ed eccolo, un altro pezzo del puzzle, un pezzo non da poco, niente meno che la piccola Mary Hawkins in “Useful Occupations and Deceptionsin cui i nostri pezzi di puzzle si incastrano tra loro, ci danno Claire che passa dal salotto ciarliero e pettegolo di Louise de Rohan al proprio, in cui, dopo aver scoperto la tresca amorosa di Murtagh è a questi che rivela che Black Jack Randall è vivo, perché del diavolo non ci si libera mai. In cui vediamo Jamie che incanta a scacchi il ministro Duverney, delle Finanze del Re, nella segreta speranza di convincerlo a non finanziare la Ribellione. In cui conosciamo Claudel, borsaiolo francese e figlio di una prostituta della maison Elise, che Jamie adotta e lo rinomina, per questo, alla maniera biblica, lasciandogli qualche pezzo di Scozia attaccata nel nome che sarà Fergus. In cui decifrare lettere e musiche diventa un’occupazione noiosa ma necessaria grazie anche all’aiuto di mere Hildegarde dell’Hopital des Anges, in cui Claire presta la sua opera e, con lo spegnersi delle luci, arriviamo in quel lato oscuro del nostro puzzle che è “La Dame Blanche”. I nostri pezzi si tingono di scuro, col colore della violenza, dell’innocenza stappata a Mary Hawkins, con il colore del sangue e il suono delle lacrime, con il quasi aborto di Claire provocato dalla smania di vendetta di monsieur Le Comte de St. Germain, cui Claire e Jamie hanno fatto il torto di aver denunciato il vaiolo a bordo di una delle navi del nobile, coi colori densi di sangue e di ansia in cui Claire svela al marito che Black Jack è ancora vivo e dove Maitre Raymond predice a Claire che rivedrà Frank. In cui l’oscurità diventa totale quando Jamie apre il cuore lacerato a sua moglie e dove lei lo segue, per potersi ricongiungere totalmente e non permettere al matrimonio di spaccarsi. In cui il colore rosso è quello dell’abito di Claire alla cena organizzata per Prince Bonnie Charlie dove tutto quel che si ottiene è che l’erede al trono scappi con Le Comte dopo una denuncia per rapimento e stupro ai danni di Alex Randall, fratello di Jonathan, nei confronti di Mary Hawkins e in cui il lampeggiare delle candele ci lascia col cuore in gola fino al mattino, in “Untimely Resurrection”. Ecco i nostri pezzi che hanno i colori morbidi un’alba, in cui Jamie torna a casa, dopo l’imprigionamento, in cui Murtagh ci porta col cuore al sole quando giura a Jamie che vendicherà Claire e Mary, in cui nel buio di una vergogna subita Mary riceve la visita di Claire, in cui tra lo sfavillare del sole nei viali bordeggiati da siepi Claire convince Alex di non essere adeguato a sposare Mary. In cui le passeggiate a Versailles hanno resurrezioni inaspettate, con i colori del capitano dei dragoni, Black Jack Randall che prima si scontra con Claire e poi solennizza il momento sfidandosi a duello con Jamie. In cui il chiaro del cielo diventa scintillante nel momento in cui il Capitano Inglese si inginocchia impropriamente davanti a Sa Majestè Louis XV e dove, seguendo col dito la sagoma dell’ultimo pezzo lo incastriamo nel dolore di Jamie che cede la vita di Jonathan Randall a sua moglie e, potendo, prendiamo il pezzo nuovo “Best Laid Schemes…”. Guardiamo questa manciata di tessere, formano un’altra figura, quella di Jamie che dapprima piegato dalla decisione della moglie, si raddrizza nel dirle che salverà la vita di Jonathan Randall solo perché se Culloden accadrà, la rimanderà indietro e lei avrà bisogno di Frank. Una figura che diventa dritta e stoica nel sopportare i pugni e le reprimende di Murtagh quando al padrino si svela la vera “natura” di Claire, viaggiatrice di mondi e di epoche. Ma l’altra figura che troviamo è proprio quella di Claire la cui gravidanza non le impedisce di farsi torturare le orecchie dalla vacuità delle donne dei salotti di Louise, amante di Bonnie Prince, mentre Jamie è in giro con Le Comte per ordine del Principe, con un carico di vino. Claire che saputo da un biglietto che Jamie sfiderà Black Jack arriva al Bois de Boulogne in tempo per vedere le promesse di discendenza Randall vanificate e si accascia tra le braccia del maggiordomo, in un lago di sangue. Ed è quel colore denso e viscoso che ci porta a “Faith”. Il nostro puzzle ci dà solo tessere scure, il dolore indicibile di Claire che ha perso la figlia, il blu della guarigione operata da Maitre Raymond, il grigio che diventa nero quando Fergus rivela lo stupro subito da Black Jack, a Claire. Il verde della stanza del Re in cui Claire si concede al monarca per far salvare Jamie dalla Bastille. Il bianco marmoreo della stanza segreta in cui La Dame Blanche salva la vita a Maitre Raymond e avvelena Monsieur Le Comte. Il rosso dei capelli e della barba di Jamie che, libero dalla prigione, si inginocchia dinanzi al dolore della moglie, libero dalla Bastille e il grigio ardesia muscoso del cimitero dove viene sepolta Faith Fraser. Tocchiamoli questi pezzi, seguiamoli in “The Fox’s Lair” per vedere che prendono i colori della Scozia in cui i nostri tornano, i colori dei visi di Jenny e di Ian, dei loro figli, del raccolto di patate, dell’incontro con Lord Lovat, Simon Fraser, uomo dispotico e doppiogiochista, del bianco dei capelli di Colum MacKenzie, che lavora per allearsi con La vecchia Volpe e ci arriva tra le mani il biondo dei capelli di Laoghaire che è al seguito del Laird MacKenzie e che cerca il perdono di Claire ma nel mentre diventa l’oggetto dell’amore del Giovane Simon figlio poeta e poco atto alla guerra di Simon Fraser. Il colore livido di paura del viso del Vecchio Fraser quando Claire gli predice la morte per scure e quello dell’opportunismo che la Vecchia Volpe sfoggi quando “concede” al figlio di unirsi alle schiere di Jamie per la Ribellione. Ed è sotto il blu dello stendardo Fraser che arriviamo a “Je Suis Prest” coi preparativi per la Ribellione, con il ritrovare Angus e Rupert, che accompagnano niente meno che Dougal MacKenzie che si unisce ai Fraser, cercando da subito di prendere un posto di comando. Il nostro puzzle si incastra per darci la visione della preparazione dei “soldati” operata dalle urla di Murtagh, la visione del dolore di Claire che non vuole un’altra guerra e quella notturna in cui il giovane William John Gray tenta di assassinare il temibile Red Jamie. La visione dei soldati in marcia, finalmente addestrati, che arrivano al campo dove c’è il Principe. Con i colori lividi del fango di quel luogo formiamo “Prestonpans”. Guardiamoli questi, di ritagli, se li vediamo schizzati dal fango e dal sangue dello scontro, vittorioso per gli Scozzesi, se li vediamo intinti della paura delle donne che aiutano Claire a curare i feriti, della preoccupazione di Angus per la sorte di Rupert o se li vediamo tinti della confusione straniante di Fergus che ha ammazzato un uomo nello scontro o nel fosco dell’allontanamento del pur valoroso ma spietato Dougal che viene umiliato dal Principe o, se, infine, li vediamo intrisi del sangue di Angus che muore, allora, dopo averli messi al loro posto, prendiamo un lungo respiro. Perché la scena che si forma in “Vengeance is Mine” è quella che esplora l’animo umano. L’animo turpe del Duca di Sandrigham che riceve madame Beauchamp dopo che le Red Coats hanno attaccato la colonna in marcia verso Inverness, dopo che Jamie ha dovuto cedere e nascondersi, dopo che il ritrovato Hugh Munro porta il messaggio a Jamie di dove sia sua moglie solamente nel momento in cui Mary Hawkins capisce la bassezza dell’animo umano del suo protettore, il Duca di Sandrigham, responsabile dello stupro e trova nel proprio, di animo, la forza di uccidere l’autore materiale della violenza e la scena si tinge di sangue, quando Murtagh spicca la testa del Duca, per dare pienezza alla propria promessa di fare vendetta. Jamie e Murtagh portano via Claire e Mary, conducendo tutti noi nella precarietà della guerra in “The Hail Mary”. Siamo quasi alla fine del nostro puzzle, guardiamolo: ha i colori scintillanti di Versailles, quelli fangosi della Scozia in guerra e le tinte cupe del dolore. Un dolore che passa attraverso la morte di Colum Mackenzie, procurata da Claire su preghiera dello stesso Laird, della disperazione di Dougal che non si è riconciliato col fratello, dell’immenso dolore di Mary che deve dire addio all’amatissimo Alex e sposare suo fratello Jonathan, incinta del primo e non innamorata del secondo. Che colori vediamo, ancora? Se l’inettitudine avesse un colore, sarebbe forse quello fosco della nebbia in cui gli uomini guidati da Jamie nella sortita notturna, per poter sorprendere gli Inglesi, si sentono annunciare, stanchi, affamati e stremati, che il Principe si è perso nella notte e non resta, in questo quindici aprile del 1746, fare ritorno al campo, perché Culloden aspetta. Guardiamo il sacchettino, quanti parti sono rimaste? Poche, ormai, ma passiamo, inaspettatamente dalle luci di Parigi e dal fango e dal sangue della Scozia del diciottesimo secolo, alla morbidezza dei colori del 1968 in “Dragonfly in Amber”. Ci rendiamo conto che dal cielo blu di Parigi arriviamo nel marrone del salotto di Roger MacKenzie, per sapere che il reverendo Reginald è morto, che Claire è rimasta vedova e che lei e la rossa Brianna, figlia di Jamie e della nostra incredibile donna, sono in vacanza sui luoghi di un tempo, attirate dalla notizia della morte per poter vedere dove tutto si svolse. Così sistemiamo gli ultimi frammenti: Brianna e Roger colti nei vari momenti, la visita a Fort William, le chiacchiere al pub, la rediviva Geillis Duncan attivista secessionista, l’avvicinamento di Claire ad un luogo, Culloden, in cui dice finalmente addio al marito che crede morto lì, poi mettiamo giù quell’altra manciata che forma gli angoli, il finale, per vederlo meglio ed ecco, Roger e Brianna che scoprono la verità sul passato di Claire e ci immergiamo nel confronto tra madre e figlia, tra verità taciuta e verità rivelata e quel dolore che sfocia in una dichiarazione appassionata di amore imperituro per un uomo che vive nella figlia. Osserviamo, ancora, un momento, mentre mettiamo giù le ultime tessere, quelle in cui ci viene concesso di assistere alla straziante separazione tra Jamie e Claire nel mattino del sedici aprile del 1746 coi cannoni di Culloden che scandiscono il tempo e quel finale, nel “presente” in cui dopo aver visto Geillis sparire nel cerchio di Craigh Na Dun finalmente Roger e Bree credono davvero a Claire che, adesso, sa anche che il marito non è morto a Culloden. Ecco, abbiamo messo giù l’ultimo pezzo e dal blu del cielo siamo passati al verde degli occhi di Claire. Pieni di amore, di speranza e di decisione. Alziamoci dal nostro posticino e andiamo a bere al fiumiciattolo, abbiamo bisogno di forze, perché quando arriverà la terza stagione saremo pronti.

Recensione a cura di Cristina Barberis.

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