Recensione Outlander Episodio 412: Providence

“La virtù consiste semplicemente nel resistere alla tentazione?” (Doris May Lessing)

Siamo quasi giunti alla meta. In apertura di questa recensione al penultimo episodio permettete che ponga una frase di una delle mie autrici preferite. Si potrebbe discutere per giorni di virtù e di tentazioni, ma noi lo faremo prendendo spunto da quella che è la definizione di tentazione e da quella che è ritenuta virtù. In questo dodicesimo episodio della 4 Stagione, “Providence” scritto da Karen Campbell e di nuovo diretto dalla canadese Mairzee Almas, assaporeremo fino in fondo l’essenza della frase di Doris Lessing. Il consueto quadro si apre con un passaggio di coppa, Mohawk che bevono da una borraccia. Whiskey. Chi vorrebbe bere per dimenticare è probabilmente Roger Mac, che abbiamo lasciato tra le spinte e i colpi inferti dai guerrieri e lì lo ritroviamo. Un colpo dietro l’altro, gli spezzano anche un braccio, prima di decretare che resterà prigioniero, probabilmente, quindi, se fosse riuscito a scappare da quel tunnel umano sarebbe stato libero? Non è libero Murtagh, Fergus annuncia ai Regolatori che il leader è in stato di arresto e siccome “chi ruba ad uno di noi ruba a tutti noi”, in un modo del tutto Dumasiano di intendere la compattezza, i Regolatori decidono, con Fergus, di liberare il leader. Di diverso avviso, a River Run, è Lord John che informa Brianna dell’arresto di Bonnet (contrabbando, pirateria e omicidio) e della sua prossima impiccagione da lì ad una settimana. La tenera premura che l’inglese usa con la Rossa non toglie nulla alla pesantezza della realtà: se pure si fosse a conoscenza che Bonnet è anche uno stupratore, non sarebbe condannato per quello. Dopo tre secoli c’è ben poco che si possa aggiungere, se non un sentimento di profondo disgusto. Appresa l’intera notizia Brianna annuncia di voler vedere Bonnet. Lord John, protettivo e premuroso, non la ritiene l’idea del secolo, esponendole il dubbio che assistere all’impiccagione del pirata potrebbe avere ripercussioni sul bimbo. Ma Brianna dichiara che non vuol vederlo morire ma parlargli e la replica di John Grey è deliziosa “Tuo padre mi ha incaricato di badare a te e questo non comprende il bere il tè delle cinque con un assassino.”. Lo adoro. Per chiarire la posizione dell’uomo amato da John, ecco che Bree gli porge la lettera che il Rosso ha scritto per lei: “Figlia mia, non so dire se ti rivedrò ancora. Spero fervidamente che sia così e che tutto si possa aggiustare tra di noi. Pensavo a quando mi hai chiesto se fosse giusto cercare vendetta per il torto subito. Il mio consiglio è di non farlo. Per il bene della tua anima, per il bene della tua stessa vita, devi trovare la grazia del perdono. Sebbene dura da conquistare, la libertà non è il frutto dell’omicidio. Non temere che egli possa fuggire dalla vendetta. Un uomo del genere reca in sé i semi della propria distruzione. Se non morirà per mano mia, sarà per quella di un altro. Ma non deve essere la tua mano ad abbatterlo. Ascoltami, in nome dell’amore che nutro per te. Il tuo devotissimo padre, James Fraser.” Piccola parentesi: a parte il tono appassionatamente addolorato di questa lettera, così intriso di esperienza, Jamie sa che cosa voglia dire desiderare la morte di chi compie del male, lo leggiamo in controluce il primo accenno alla tentazione? Non seguire la vendetta, perché non sarebbe una virtù l’aver abbattuto un omicida. Non c’è legge che tenga, quando si uccide qualcuno si diventa omicida. Qualunque sia il motivo per cui questo accade. Jamie lo sa. Conosce il peso di tale condizione. Le parole franche e piene di amore paterno del nostro Rosso hanno dato a Brianna la consapevolezza che, in tutto quel che è accaduto, non ci siano vincitori e vinti. L’ira sotterra tutti. Anche lei ha sbagliato. Non gli ha detto addio e questo le pesa, ma fa tesoro delle parole del padre. Il perdono non cambia il passato ma può cambiare il futuro. Che Roger torni o no e qualunque cosa accada. Cambierebbe Bonnet? Probabilmente no, ma cambierebbe lei, Bree. Il punto è questo. Brianna vuol incontrare il pirata per liberarsi di lui ed è assolutamente comprensibile, non ci si libera da una paura se non la si affronta. Per il proprio bene e, in tal caso, anche per quello del bambino. Dio solo sa come, dice John, ma la aiuterà. E, in quel frangente arriva uno di quei momenti che ti portano a contatto con la maternità: il bambino si muove. Bree lo sente, John chiede il permesso e lei si fa toccare. Consideriamo la differenza tra il rispetto di quest’uomo e le azioni di Bonnet e non è solo un abisso a dividerli ma anche un semplice “Posso?”. Si chiama rispetto. “E’ reale” ammette John e questo porta quel fantomatico bambino non ancora nato, di padre ignoto, nel cuore della scena: è reale. È lì, radicato nel ventre di sua madre. Esattamente come tutti loro lo sono nel bel mezzo di questa vicenda. Non se la passa affatto bene Roger (Ehhaokonsah), nel bellissimo villaggio dei Mohawk, al quale tutti possono dare ordini, perché è una cosa, una proprietà. L’unica che gli dimostra pietà e dolcezza è una donna, la guaritrice, che ha con sé una bellissima bambina, chiaramente frutto dell’unione con uomo con occhi e pelle chiari. Johienon, la guaritrice, è messa in guardia dal mohawk dai capelli blu, il quale le spiega, a lei che gli oppone un’opinione affatto contraria, che Roger anche se non sembra pericoloso non può essere un uomo buono se la sua stessa gente lo ha venduto. Ecco qui. Ogni atto che compiamo ha un’eco, piccola o grande. Non sappiamo mai, dal principio, la durezza dell’impatto di quella eco, forse nemmeno potremmo capirlo, ma sarebbe un bene, per noi e per gli altri, calcolare almeno se ne vale la pena. Kaheroton, capelli blu, ha chiaramente un debole per la guaritrice. Che le voglia solo bene, che la rispetti o che ne sia innamorato, quel mezzo sorriso e quello sguardo dolce che accompagnano il dono che le porge ci dicono moltissimo su di lui. Ha ragione Johienon, pace e guerra partono entrambe da dentro le persone. Ed è lo stesso un peso quello che Brianna reca con sé. Arrivare da River Run a Wilmington non è una passeggiata. Non nelle sue condizioni (permettete che richiami la vostra attenzione sulla bellezza dei costumi e dei gioielli…Sono molto di parte ma ammirare David Berry con quell’abito indosso è qualcosa di spettacolare. Soffermatevi a guardare i particolari dei pantaloni, delle maniche…Ogni singolo bottone è nel posto che deve occupare.) decisamente. Bree si sente sempre più a disagio e quanto le dice John “I bambini si prevedono, i ricordi no, arrivano e basta.” è sacrosantamente vero. A Bree manca Claire e, in un modo del tutto inaspettato, con un sorrisetto divertito, John ammette che manchi anche a lui, anche se estremamente diretta, per lui Claire è una donna straordinaria e conoscendo i Fraser sa che riporteranno Roger da Bree. Così a lei, che dà voce anche a noi, non resta che ammettere “E’ impossibile non volerti bene.”. Eh si. Quest’uomo ha tutto. Possiede un carattere amabile, modi eleganti, un cuore generoso, uno spirito limpido e una mente brillante. A proposito di costumi, notiamo com’è vestito Roger: una lunga camicia, una giacca, dei pantaloni, tenuti però su da delle stringhe, da dei lacci, non c’è la parte che copre dalla vita al pube, indossa quasi delle calze. Calzoni, appunto. Una ricostruzione interessantissima, non avevo mai visto nulla del genere. I Mohawk lo fissano, chi con sospetto, chi con perplessità. Nessuno mostra a Roger un minimo di compassione. Il geloso Kaheroton non vorrebbe vedere il sorriso che Roger fa a Johienon, né quello di lei in risposta. L’ordine che dà a Roger è da questi recepito in un modo del tutto innocente, ma interrompere chi sta parlando o indicare è considerato maleducazione. Solo che Roger non lo sa. Paese che vai, usanza che trovi, vero? Kaheroton lo porta nella capanna, per ordine di Tehwahsehkwe. E nel mentre lo interroga: a chi è devoto? Ha onore? Vuole capire. Roger ammette che la sua lealtà sia verso una donna e allora, gli risponde il guerriero, non dovresti sorridere a Johienon. I nostri gesti, così naturali, sono in realtà il frutto di qualcosa che ci è insegnato: stai composto a tavola, non masticare a bocca aperta, saluta, fai sedere gli anziani, non alzare la voce mentre parli ecc…Una serie di regole dette e non dette che ci portiamo dietro (qualcuno meno degli altri a considerare come si comporta la maggior parte della gente) e che formano quello che siamo, chi siamo. Da noi tirare su col naso è maleducazione, in Giappone lo è soffiarsi il naso in pubblico. La vita non è scandita da grandi eventi ma da azioni quotidiane, come sorridere alla donna sbagliata. Nella capanna, però, Roger non è da solo. C’è un sacerdote cattolico francese, Alexandre Ferigault. La prima cosa che gli spiega è che Ehhaokonsah significa Faccia di cane, dal momento che i Mohawk non portano baffi o barba, mentre Roger sì e sono molto affezionati ai cani. Non è un dispregiativo, non del tutto. Si trovano nel villaggio chiamato Shadow Lake, in provincia di New York. Chissà che pensieri devono esser passati nella mente di un uomo che si è lasciato dietro le spalle il 1971 e si trova nell’America del 1769. Padre Ferigault si trova lì, invece, perché si è innamorato. Ops. Ma non è un sacerdote? Fergus prova a capire se il piano, con ditali e attrezzi da cucito e cucchiai, per liberare Murtagh possa funzionare. Lo ammette chiaramente davanti a Marsali, la quale ci ha più volte dimostrato di possedere un carattere forte e una mente brillante. Non vuol permettere che Murtagh sia impiccato e dinanzi all’esitazione di Fergus, che anche con l’aiuto di Bryan e Malachi che hanno trovato altri uomini, sa che è assai rischioso, sprona il marito, ce la farà. È la sua spalla, il suo sostegno. Lo ama, profondamente. E ama anche Jamie e Claire, visto che si rammarica della loro assenza esattamente come Fergus. Sa che Claire ha rischiato la vita per salvare Jamie da Wenthworth (e a noi resta quell’immagine lanosa delle vacche scozzesi, le ricordiamo?) e che farebbero se fossero qui? Troverebbero una soluzione, ammette Marsali. E loro anche. Loro? Si. Loro due, insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Libereranno Murtagh ma è essenziale che Fergus creda nel suo piano. Quando Fergus dice a sua moglie che è una donna eccezionale, lo crediamo anche noi, vero? Questa biondina che sembrava solo una ragazzina incapricciata dell’uomo più grande e, invece, è una donna dalla tempra forte, profondamente buona e risoluta. Ce ne vorrebbero di più di Marsali. Dal diavolo che Marsali affronterebbe, assieme al marito, senza esitare giungiamo da Padre Ferigault, che arrivò da quelle parti diversi anni prima e quando Tehwahsehkwe lo sentì pregare, mosso dallo Spirito Santo, lo invitò a tornare con sé nel villaggio in cui esercitava il ruolo di “capo”. Ferigault convertì diverse persone e almeno per un periodo visse in pace tra i Mohawk. L’anno seguente al suo arrivo lo colse la febbre e mentre lui era dispostissimo a immolarsi per Dio, fu curato da una donna che lo guarì. Però quella circostanza risvegliò la affettività messa a dormire e Ferigault perse la propria virtù in nome di una tentazione “sacrilega e impura”. Ora che un sacerdote cattolico definisca così l’amore, soprattutto un prete di tre secoli e più fa, è del tutto ovvio. Ma siamo noi che vogliamo chiederci: quale è stata la tentazione? La carnalità, il desiderio di concedersi una affettività emotiva e fisica che gli era preclusa, come sacerdote, oppure rifiutare di battezzare la bambina, frutto di quella unione? Perché non in stato di grazia, Ferigault si rifiutò di ammettere la piccola nella Chiesa. Quel che Roger replica, che i Mohawk non badino alle formalità della Chiesa, è quanto meno logico. Ovvio. Ma Ferigault, che si dichiara dannato perché ha disobbedito a Dio e alla propria vocazione, non vuole condannare alla dannazione la bambina, con l’amministrazione di un sacramento non valido da parte di un prete decaduto.  Ferigault ama ancora Johienon e la ama teneramente e quando asserisce che Roger non possa capire riceve una replica decisa: lo capisce eccome. Ma non vi è modo di continuare, due guerrieri vengono a prenderlo. Lo tengono isolato a causa del suo disonore. Non di amare la guaritrice e di esser stato amorevolmente accettato, con sua figlia, da tutti, ma di rifiutare il battesimo alla bambina. Perciò a causa di questo si presenterà “nudo davanti al Signore”, esattamente come si videro Adamo e Eva dopo aver peccato. È interessante che sia stata citata la Bibbia per spiegare quell’umiliazione del prete francese. Come è interessante che Ferigault chiami per nome i due Mohawk e che parli con loro nella medesima lingua, frutto di un’accoglienza profonda da parte dei nativi. Rimasto solo Roger prova la resistenza della capanna, ma siccome le loro cose sanno farle bene, non c’è modo di uscire da lì solo spingendo i sostegni, non resta che scavare un buco, di nuovo Dumas che torna in scena, prima con un quasi giuramento alla maniera de I Tre Moschettieri e ora scavando come l’abate Faria che tenta l’evasione facendo una buca esattamente come Roger. Di tinte fosche e da romanzo di appendice è anche la punizione inflitta a Ferigault, che torna nudo e mutilo di un orecchio quasi a sera. Roger, addolorato da quel che vede, prova a pulire la ferita, prima di intonare una preghiera. Notiamo la mano che posa sul sacerdote, un altro gesto biblico, pregare imponendo le mani. Toccando. “Oh Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, ti chiediamo umilmente di visitare e soccorrere questo tuo servo, per cui noi ti preghiamo. Guardalo con gli occhi della tua misericordia. Santifica a suo maggior bene la tua paterna correzione.”. Roger che prega ci fa considerare due cose: la prima è che la misericordia di Dio, di quel Dio, è qualcosa di cui il Figlio ha ben parlato, Uno che perdona ladri e prostitute e assassini, se pentiti e la seconda è che se Roger può pregare implorando perdono, quanto più potrebbe Ferigault battezzare la piccola? Quale è quindi la tentazione? Essere impuro o credere che Dio non avrebbe perdonato e, quindi, avrebbe condannato due anime alla dannazione? Qui torna la domanda di Doris Lessing. Dopo averlo coperto e dissetato, chiaramente, come noi, Roger domanda che sia accaduto. I Mohawk hanno offerto un’altra possibilità al sacerdote ma il rifiuto di Ferigault li ha offesi. Osserviamo la mimica facciale di Roger. A me a questo punto era caduto tutto per terra eh. Lui si limita, si fa per dire, ad arrabbiarsi. Se Ferigault non deciderà, entro il mattino seguente, di recedere dalla sua ostinazione, sarà accecato e bruciato. Un’altra persona è stata condannata a questo e ha resistito, immaginiamo tra quale dolore, tre giorni prima di morire. A questo punto Roger esplode, anche se con una calma che francamente gli ho invidiato: i Mohawk non conoscono riti e precetti della Chiesa, non deve battezzare la piccola, padre Ferigault, basterebbe che dicesse un Pater o un’Ave e versasse un po’ di acqua sulla testa della bambina e sarebbe a posto. Non noterebbero differenza. Ma lui si. Nell’ostinazione di non peccare più il gesuita padre Ferigault considera quel che gli accade come la punizione di Dio per i suoi infimi peccati (Ah si, vi siete innamorato!) e non intende peccare ancora. Giustamente Roger sbotta (siete uno stupido) giacché lui darebbe qualunque cosa per potersi salvare la vita, per cambiare la propria condizione. Quel che ha commesso. Si permette di dare dello stupido al gesuita perché lui stesso si è comportato da tale. Nel racconto che Roger fa di quel che gli è accaduto vibra la rabbia, verso di sé, verso gli eventi (sa che Jamie sia il padre di Bree, almeno questo potrebbe essere un vantaggio) e contro quelle due possibilità in cui ha deciso di tornare indietro, comportandosi come un idiota. Non ritiene di essere uno stupido per il motivo per il quale lo ha fatto, amare Brianna, ma sarebbe stato stupido se non avesse, come invece è accaduto, imparato nulla dal suo dolore: Roger è cambiato. Dalle sue parti si usa dire “Pensa prima a te stesso, poi agli altri.” Ha deciso di farlo, lo dichiara apertamente, pensare prima a se stesso, perché se non lo farà lui, nessuno lo farà al suo posto. Nelle lacrime di Roger e nel suo tono avvertiamo la sua disperazione, tutta la solitudine, l’amarezza e la disillusione di un uomo che è al limite. Solo, abbandonato a se stesso, picchiato a sangue dal padre della moglie e venduto ai nativi, in chi può ancora credere? In che cosa? Eppure Roger ha scavato, per scappare. Questo ci racconta di lui molto più di quanto egli dica a se stesso. La rabbia con la quale incita il gesuita a scappare e a trovare un sacerdote, confessarsi, farsi assolvere, servire ancora Dio o comportarsi da marito e padre, invece di restare lì ad aspettare una morte orribile, quella rabbia è quanto di più viscerale e possente sia in grado di donare all’ostinato gesuita. Scavano per l’intera notte ed un’alba di un crudo blu, così limpida da sembrare ancora un sogno, li trova al lavoro. Purtroppo, però, il buco non è grande nemmeno “per un gatto”, figurarsi per un uomo. Il gesuita annuncia che resterà, non seguirà Roger nella fuga. A quel punto allo storico non resta che imprecare, ancora e chi se ne importa della blasfemia dinanzi all’ostinazione di un uomo ben deciso a farsi torturare “per uno strano senso di fedeltà”. Alexandre Ferigault non verrà meno a quello che ritiene sia un doveroso comportamento verso Dio ( e il brutto di tutto ciò è che nella Bibbia c’è scritto più volte che Dio non vuole sacrifici, di alcun genere, ma la conversione del cuore) per cui si fa portar via da Kaheroton sotto lo sguardo rabbioso di Roger Mac. Rimasto solo riprende a scavare. Di piani di fuga si occupa anche Fergus Fraser, che cosparge di polvere da sparo un perimetro attorno la prigione nella quale si trova Murtagh. Siccome il diavolo, dicono, fa le pentole ma non i coperchi, ecco che quasi nello stesso tempo giungono anche Sua Eccellenza Lord John Grey, divinamente bello in grigio, e la sua promessa sposa miss Brianna Ellen Fraser. Tryon ha organizzato per loro l’incontro con Bonnet e il segretario del governatore ha avvisato le guardie.  Vi prego di notare i continui sguardi di John su Brianna, se non si sapesse di chi siano innamorati entrambi, potremmo scambiarli per una coppia molto affiatata vero? Eppure, pensiamoci solo un momento, davvero: quando amiamo qualcuno, non siamo forse, Marsali docet, disposti a incontrare il diavolo in persona? Uno ama il padre della donna che rispetta e per la quale è disposto a mettere in gioco vita e onore, l’altra ama il bambino, non ancora nato, che potrebbe non esser figlio dello sposo perduto. L’amore, che strano, incredibile, possente sentimento. Chiusi a chiave in galera e ignari di quanto sta per accadere, i promessi sposi si muovono verso Bonnet ma è Brianna che decide di andare da sola. Sarò qui ad aspettarti, se avrai bisogno di me. John William Grey e le bellezze di un uomo. Mento in su, fiato in gola e passo deciso, Bree parte con determinazione Fraser per incontrare il proprio incubo su gambe. Marsali, Fergus, Bryan, Malachi e altri sono in postazione e se ci ricordano il tentativo di salvare Leslies, in apertura di Stagione, succede anche perché la nostra mente lavora in raffronto, compara di continuo. Oltre al fatto che Karen Campbell ha scritto un episodio di un’intensità rara. Senza sbavature. Siamo alle battute finali, prendiamo coraggio e procediamo. Sono tutti in posizione (Prima recuperi quel vecchio scorbutico, prima potremo andarcene) e con Fergus, sotto l’incalzare della musica, signora e sovrana di ogni episodio, a capo della posse de I regolatori, Marsali si allontana col carro, per raggiungere la successiva posizione mentre Brianna procede verso Bonnet. Guardiamola mentre dall’oscurità del corridoio emerge lentamente nella luce che pervade la cella dell’incatenato pirata. Il quale, da par suo, ricorda il viso e anche un “paio di altre cose” della ragazza che ha violato. La prigione non cambia nessuno. Non serve per redimere, solo per fornire una riparazione del male commesso, una sottrazione per una sottrazione. Bonnet ricorda Claire e Jamie, sicuro, ma non ha con sé i loro gioielli, li ha venduti per comprarsi la nave e se Bree è lì per questo, visita inutile. La stoccata sull’anello è solo un altro tocco di malvagità di un’anima perduta. Nessuno è davvero perduto, a meno che non lo voglia. Fergus e i suoi giungono davanti alle due guardie. Nel momento in cui Bree è davanti a Bonnet e Lord John la aspetta. Adoro questo tempismo. Adesso sediamoci un istante o due e ascoltiamo una preda e un predatore, che non sono più tali. Bonnet sarà impiccato ma Bree non è lì per dargli la sua pietà, quindi? Sono qui per darti una cosa. Sono venuta a darti il mio perdono. Notiamo lo sguardo del pirata? Perplesso, poi, quando Brianna si scopre il ventre, lui affonda un altro insulto, un’altra ingiuria: ho già avuto puttane che hanno cercato di rifilarmi i loro figli. Qui ho pensato: ok, adesso gli assesta una sberla e lo decapita. Non lei. Non ha motivo di mentirgli, lui sarà impiccato, ma se può alleviargli quel trapasso il sapere che ha lasciato qualcosa su questa Terra, allora sarà accontentato. Qui, mi sono detta, ci starebbe un gran bene un applauso di dieci minuti, come al teatro, alla fine di una Prima importante. Che farà Bonnet? Fa…Bonnet. Quindi quando se ne sarà andato, sarà andato ma non dimenticato. Che pugnalata, che meschinità. Ma è lui, ci aspettavamo un mazzo di rose? Brianna è la nostra valchiria preferita e “Non ho altra scelta che convivere con ciò che mi hai fatto, ma sarai dimenticato. Il mio bambino non saprà mai il tuo nome, non saprà nemmeno della tua esistenza. Mentre marcirai sotto terra insegnerò a mio figlio come essere una brava persona, affinché non sia per niente uguale a te.” Parole di una forza e di una limpidezza davvero rare. A questo punto Bonnet sceglie altro. Chiede a Bree di aspettare e le dà un rubino, che ha letteralmente conficcato tra i denti. Brianna non vuol nulla da lui, quindi egli le chiede di accettarlo come ultima volontà di un condannato. “Prenditi cura di lui”. Nel mentre la posse arriva come l’angelo vendicatore e tra il regolatore che stordisce la guardia e John Grey che reagisce fulmineamente, ecco che si intromette la conoscenza comune e Fergus prega il compagno di non nuocere all’inglese, ma di non farlo scappare. Brianna, che ha finito col pirata, compone il terzetto dei Fraser con Murtagh libero e Fergus capo banda. Peccato che le chiavi cadano per terra. Lo scontro tra Murtagh e Lord John è di quelli da vedere e rivedere solo per godersi accento, espressione e intensità di fraseggio tra i due. Alla fine, però, con la minaccia della polvere che è stata accesa e anche perché se vista con Murtagh sarebbe in pericolo, la scorta a Bree la dà ancora una volta l’incredibile, incantevole, inarrivabile John William Grey. Tutti escono, il cuore pulsa, i passi sono affrettati, il tempo non c’è più, lo sa anche Bonnet che recupera le chiavi e…Tutto esplode, con le guardie messe in salvo e Fergus e Murtagh che emergono dalla nube di polvere per ripararsi sotto il telone del carro di Marsali. Se mi dovesse succedere qualcosa vorrei lei al mio fianco. Inesperta forse ma non priva di coraggio e di determinazione. La fuga riesce anche a Roger, il buco dal quale non passerebbe nemmeno un gatto è oramai largo abbastanza da far scappare il nostro storico. Col sottofondo delle urla strazianti di padre Ferigault ecco che Roger si invola nella boscaglia. Con una faccia da poker di categoria divina lord John risponde in maniera inappuntabile al soldato che chiede notizie e, quando si allontana, il sorriso di Bree, stretta tra le braccia rassicuranti di sua eccellenza è anche il nostro. John William Grey è un Uomo che ha le maiuscole. Roger scappa e, mentre lo fa, lo raggiungono sia le urla di Alexandre Ferigault che la voce della propria coscienza. Lo ha voluto lui, ha scelto la sua sorte, non ammorbidirti adesso, sii furbo per una volta nella tua stupida e misera vita, sii furbo…No. Diceva Salvo Montalbano “Chi nasce tonno non può morire quadro.” Chi nasce tondo non può morire quadrato, cioè diverso da quel che è. Roger McKenzie Wakefield è un uomo che è nato altruista, buono, fino in fondo, pronto a dare, prima che a ricevere. Un uomo i cui princìpi lo piegano, lo abbattono, piangente, sgretolano quel muro di indifferenza che vorrebbe erigere attorno a sé e col quale difendersi, o provare a farlo e, in un impulso insopprimibile, torna indietro e quella corsa, con quella musica, che lo riporta dritto tra le braccia dei Mohawk è di una bellezza che ferisce il cuore e ammutolisce. Guardiamola. In silenzio. Osserviamo gli occhi smarriti, pieni di compassione e di dolore che Roger volge sullo spiazzo dov’è stato allestito il rogo, dove il Capo del villaggio si allontana, impotente nel disobbedire alle sue stesse leggi, dove Johienon assiste alla morte straziante dell’uomo che ama, con la figlia tra le braccia, dove Kaheroton guarda senza capire. L’intera scena, magistralmente portata avanti da una musica superba, è straziante, impossibile non piangere, impossibile non sentire nelle proprie vene il ruggito del fuoco, nei propri nervi il morso del dolore, nella propria mente l’inutilità di quella morte. Lo stesso lo prova Roger che, correndo, mette fine all’agonia del gesuita, accelerandola. Afferrato da Kaheroton, lo distrae dal lampo di determinazione che leggiamo negli occhi della guaritrice innamorata. La donna col tocco di un angelo posa con cura la propria figlia dopo averla baciata e sale sul rogo, abbracciando letteralmente l’uomo amato nella medesima sorte. Lo sguardo attonito di Roger e quello di Kaheroton, quel restare senza fiato di entrambi, ognuno a suo modo, scandisce il dolore di una decisione incomprensibile e irrevocabile. Roger crolla su se stesso, il guerriero raccoglie la bambina e come tutti e due erano andati per terra insieme, lo storico e l’innocente, ecco che entrambi sono rialzati, chi con amore, chi con durezza. Il pianto del guerriero, la sua tenerezza disperata verso la bambina, la musica, tutto parla di un finale di Stagione condotto con una maestria incantevole. “Così ragazzi, riportatemi in quella stupida capanna.” Grazie Roger, perché l’ironia che si nutre di dolore è il miglior modo per pigliare fiato. Grandissima prova di Attore per Richard Rankin.

Un episodio di una intensità rara, Karen Campbell ha scritto una sceneggiatura senza macchie, che tiene in gola il fiato, fino a che non ce lo libera nel pianto. E’ l’episodio dell’amore, ostinato e assurdo in padre Ferigault, intenso e forte tra Marsali e Fergus, che sono sempre più splendidi come coppia, in Bree e Lord John, i quali, pur avendo la propria affettività impegnata su strade differenti, vantano una intesa semplicemente perfetta. In Johienon la guaritrice, che ama così intensamente da immolarsi. In Kaheroton che nulla può per fermare la guaritrice, se non raccoglierne la figlia. In Roger McKenzie che, nonostante il proposito di lasciar chiunque al proprio destino, accorda misericordia ad un moribondo e quindi, per la terza volta di seguito, si offre per amore di un’altra persona. Per una volta non abbiamo sentito la mancanza della coppia per eccellenza, perché la Campbell ci ha dato modo di leggere con occhi diversi ogni sorta di amore. Qualcuna mi ha suggerito l’episodio dell’amore e del perdono, anche. Perdono. Jamie che scrive a Bree, Bree che và da Bonnet, Roger che soccorre Ferigault. E del perdono non dato e di quello non chiesto. Si. Del perdono. Un episodio che ci porta mano nella mano, come ognuno di questi ha fatto, verso il Finale. Come ogni volta a questo punto, prepariamoci a qualcosa di incredibile. Come si dice? Restate con noi.

Recensione a cura di Cristina Barberis.

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