Recensione Outlander Episodio 408: Wilmington

“Ci vuole solo coraggio, o forse buon senso, per capire che le lezioni migliori sono di solito le più dure; e che spesso fra queste ultime c’è la sconfitta.” (Anthony Clifford Grayling)

Quando c’è da soffrire, Outlander non ce lo risparmia e questo episodio ce ne dà un’ottima prova. Eccoci giunti all’ottavo della Quarta Stagione ovverosia “Wilmington” scritto da Luke Schelhaas e diretto da Jennifer Getzinger così notiamo subito che il riassunto ci dice quanto e di più dobbiamo sapere e nel quadro iniziale ci sono due cose, fondamentali, che mi hanno colpita. Ne parlerò dopo. Intanto prendiamo un lungo respiro, ci servirà. North Carolina, 1767 e il bel viso di Richard Rankin che in una fangosa e affollata città và nei panni settecenteschi di Roger Mac alla ricerca di Bree, la donna che ama e per la quale ha affrontato non solo il salto indietro nel tempo, e sappiamo quanto doloroso sia, ma anche l’incertezza di una vita che nessuna cattedra da storico può alleviare. Fango, legno, dinieghi, sconforto e ansia. Non resta che continuare a cercare e siccome chi cerca trova, diceva Qualcuno, ecco che Roger passando dinanzi la vetrina di uno stampatore legge qualcosa che lo fa sorridere: il giornale è la Wilmington Gazette stampata da Mr John Gillette e riporta la data del settembre 1769. Si può non sorridere dal momento che l’incendio ci sarebbe stato nella nuova decade? Mr. Gillette nota il comportamento di Roger e gliene chiede spiegazioni e quello, invece, gli sottopone il ritratto di Brianna. Spiacente, non l’ha vista e nemmeno Fergus Fraser ha mai veduto la donna, lui che evidentemente lavora per uno stampatore. Quando il Francese torna a casa da Marsali notiamo due cose: che abitano in una gran bella casa e che la nostra Marsali non è più incinta. Fergus chiede del bambino e sua moglie lo manda nella stanza da letto col sorriso della gatta che lecca la panna e ne ha ben donde, giacché di là ci sono Jamie e Claire. Ian non c’è, Jamie lo ha mandato a Brunswick per procurare botti per il whiskey. Non è solo per il piacere di vedere i figliocci che i Fraser sono lì, il governatore Tryon, infatti, ha implorato Jamie e Claire di accompagnarlo ad assistere ad uno spettacolo. Teatro, esattamente e questo ci fa considerare quanto Tryon stimi e ammiri il Rosso e, quanto, anche, ne abbia bisogno. Vuole presentargli Mr. Edmund Fanning, tesoriere che, a detta di Murtagh, ha tutte e due le mani in pasta. Marsali e Claire hanno modo di parlare cuore a cuore da madri e quel che Claire dice, sul non poter proteggere il proprio figlio da tutti e da tutto, ha un presagio di profezia che fa tremare i polsi. Ma non gettiamoci oltre la china, dobbiamo ancora risalirla e sarà una gran faticata stavolta, non vi nascondo che scrivere questa recensione è stato, per me, un lungo e difficile pomeriggio. Distrutto da un giorno di inutile ricerca, nel buio della locanda, seduto dietro un tavolo, Roger dopo averci versato sopra quel che sta bevendo, ripiega alla meglio il ritratto di Brianna e si rimette in marcia, nella penombra della sera. Ma il destino, a volte, chiede un passaggio per Cross Creek. Gli sguardi, la sorpresa, proprio viscerale, quel “Grazie a Dio” di Roger, detto con un’esitazione di doloroso sollievo fanno salire il cuore tra le nubi. Dopo il piacere arriva lo sconcerto, così per spiegare meglio (non sapevi che cosa provo per te?) Roger trascina all’esterno Brianna sotto lo sguardo perplesso e anche preoccupato di Elizabeth. I due discutono, alla loro maniera, addirittura Brianna confessa di amarlo, il suo Roger Mac, solo che dall’interno anche io avrei capito una cosa per l’altra. E questo farà tutta la differenza. Ma non anticipo niente, se non che avremo questo e il prossimo episodio per dolerci di incomprensioni e di scelte sbagliate. Nel fango di un autunno che è praticamente scivolato addosso a tutti, il fuoco di quell’amore che finalmente è stato ammesso anche da Brianna ecco che incendia e divampa tra i due. Si rifugiano in una forgia (?) e mentre lui sta perdendo la testa, proprio Bree, che al festival avrebbe “consumato” subito, lo ferma per chiedere chiarimenti. Questo riporta Roger coi piedi per terra (avete notato che Brianna è vestita come Claire? Quegli abiti vengono dal baule che Ian Murray le ha procurato.) e alla logica domanda di lei, il nostro asserisce di non aver cambiato idea: o tutto o nulla. Che si fa? Well then, dice lei e io mi sono sentita proiettare all’indietro, di quattro stagioni, con Jamie sporco di sangue e col braccio al collo che minaccia una Claire col vestito bianco stracciato, per riportarla indietro, subito dopo che hanno caricato i dragoni e lei ha tentato di scappare. Lo sapete oramai, la mia testa funziona così. Brianna accetta di sposare Roger, si, perché “Come potrei dire di no ad un uomo che mi ha rincorso per duecento anni?”. Una motivazione più che valida, diremmo noi. Roger non ha un anello ma Brianna ha il bracciale che lui le ha regalato (e ha usato la pietra per passare nel portale) e questo suggerisce allo storico una cerimonia che taluni usano ancora oggi, l’handfasting, ovverosia la “Legatura delle mani”. Si tratta di un rituale che si usava nelle Highlands, quando un uomo e una donna che desideravano sposarsi e vivevano lontani da un sacerdote, capivano che non potevano più aspettare si promettevano, l’uno con l’altra, per un anno e un giorno e al termine ci sarebbe stato probabilmente il matrimonio. Brianna lo interrompe, facciamolo, e Roger la guarda come tutte noi vorremmo essere guardate da qualcuno che ci ami davvero. La gioia di Roger Mac e la consapevolezza decisa di Brianna ci lasciano per il tempo in cui, con i Fraser, arriviamo al teatro di Wilmington. I Fraser entrano col governatore, che si proclama assai lieto della loro presenza, ci dà uno scorcio di giudizio su quanto staranno per vedere, opera composta da un Autore nato e cresciuto lì, e poi presenta i due di Fraser’s Ridge ad Edmund Fanning. Ma lo avevamo già visto, al pranzo in cui Claire vende la pietra preziosa e Jamie viene agganciato da Tryon. L’occhio acuto di Claire nota nel comandante della Milizia di Orange nonché giudice di Contea di Salisbury, alias Fanning, che soffre e quando lui stesso le spiega l’accaduto, la medica presume che ci sia del lavoro per lei. Fanning ha un’ernia, qualcosa che non è bene sottovalutare nemmeno oggi, quando si opera con una leggerezza che, a volte, mi fa rabbrividire. Naturalmente Claire raccomanda da par suo che se ci fosse bisogno sarebbe da chiamare un chirurgo e Tryon porta Jamie con sé, per presentarlo agli altri, lasciando che sia sua moglie a fare altrettanto con Claire. La signora Tryon è gentile ed elegante e inizia a mostrare a Claire le varie persone che contano, una è una ricchissima donna, che potrebbe riempire una flotta di tabacco e suo marito sapete chi sia? Si, lui. E ho esultato, lui, uno dei Padri Fondatori. Niente di meno che il Colonnello George Washington, che “ha militato nel reggimento della Virginia”. Ero lì che lo fissavo esattamente come Claire, con gli occhi a cuore. La medica si fa portare dove c’è già Jamie e tra una battuta di Mrs Washington (dovete piacere molto al Governatore) e una replica di questi, sulla lealtà di soldato di Jamie, ecco che il Rosso parla di Culloden del 1746, qualificandosi per chi sia stato e Claire ha un lapsus molto divertente, che probabilmente ha imparato dalla biografia del generale, ma al quale rimedia con charme. Lo spettacolo inizia e Claire ragguaglia Jamie su chi sia il colonnello della Virginia, e sul fatto che se Bree fosse lì avrebbe centinaia di domande da porgli. Il punto è che Brianna è lì, ma sta per diventare Mrs McKenzie. Washingotn la scuserà se, ora, lei è tutta presa da quanto sta per accadere: Roger ravviva il fuoco, fa inginocchiare entrambi (in un locale che è solo in apparenza abbandonato ma nel quale trovano tutto! E questo, permettete che mi faccia pensare…Ma sta Wilmington tutta affollata lascia un deposito/fucina che sia, senza che nessuno chiuda, controlli, entri? M’è sembrato un po’ tirato per i capelli.) e lega la sua mano sinistra con la destra di Brianna grazie alla propria sciarpa: Io Roger Jeremiah (si, come il neonato avo) prendo te Brianna Ellen (coi nomi dei nonni Fraser) come mia legittima sposa. Ti farò dono di tutti i miei beni e ti onorerò col mio corpo. In salute e in malattia, in ricchezza e povertà, finché morte non ci separi, prometto di esserti fedele sempre. Ed ecco che tocca a Brianna: Io Brianna Ellen, prendo te, Roger Jeremiah, come mio legittimo sposo. Ti dono tutti i miei beni, non che ne abbia molti, e ti onorerò col mio corpo. In salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, finché morte non ci separi. (La promessa! Giusto!) Prometto di esserti fedele sempre. E nella commozione di Roger e nell’emozione di Brianna, con il buio rischiarato solo dal fuoco, ecco che è lo stesso storico, con un sussiego divertito che ha quel: In nome dell’autorità conferita da questa insolita tradizione scozzese ci…Ci dichiaro, lo rincorre Bree, marito e moglie, lo dicono insieme, la musica incalza, il fuoco splende e l’emozione si fa corposa, finalmente. Un’altra coppia che si ama e che si unisce. Elizabeth però è preoccupata, chiede all’oste se Bree sia tornata e lui risponde negativamente (è ancora fuori con l’uomo dai modi dissoluti è la chiave di volta) con un sorrisetto di circostanza.  Eccoci al quadro iniziale, si tratta del Teatro. Tryon si accomoda con i Fraser, Jamie con lui e Claire davanti con la moglie di Tryon. I Regolatori, questa gentaglia, sembra dire l’espressione ma anche il tono di Tryon, si rifiutano di accettare che le loro tasse servano per la costruzione del palazzo del governatore. Ah, che gente impossibile, ci verrebbe da dire, vero? Gente che vuole che le proprie tasse servano per la comunità, non per i palazzi dei governanti. Così Jamie viene a conoscenza del fatto che Tryon ha teso una trappola a Murtagh e ai suoi, con una carrozza che invece di portare solo denaro, porta anche Red Coats. E non è tutto, perché se no il divertimento dove sarebbe? Tryon conosce chi sia il leader dei Regolatori. Jamie, con una faccia da poker invidiabile, si propone di andare ad aiutare gli uomini del Governatore, ma quegli declina: ho tutto sotto controllo, godetevi lo spettacolo. Ecco, immaginiamocelo, il nostro Rosso, che sa che Murtagh rischia il collo, come possa restare tranquillo? Sarà seduto su un barile di polvere da sparo e la sua mente acuta e ingegnosa inizia con il mettere insieme idee. Si apre il sipario, gli attori entrano in scena e qualcuno grida, quasi a nostro beneficio “Arriva!” e Murtagh spunta nella notte, con un berretto che copre i capelli bianchi, furtivo come se fosse nella boscaglia scozzese per rubare bestiame al clan rivale. I due neo sposi, intanto, in una lunga e deliziosa scena che ricalca la notte di nozze di Jamie e Claire, il Fraser vergine, l’altro esperto, il fuoco sulla pelle, i capelli rossi che scintillano e gli occhi che catturano desiderio e attesa, Brianna che prende l’iniziativa e che si spoglia, Roger che le dice cose dolcissime, prima di sollevarla (con la mia testa che si impuntava: dove sono i tecnici? Che dicono regista e aiuti vari?) e adagiarla su un letto improvvisato (da dove sarà spuntato?). E, ancora, la tenerezza, la passione, lo sguardo di Roger che ricorda quello esperto e divertito, sensuale, di Claire dinanzi al vergine marito, il godimento e le battute scherzose tra i due. Tutto questo ci porta a fare un inevitabile paragone con la notte di nozze di venti anni prima e se paragoni non possono essercene, a questa sera che diventa notte non mancano né umorismo né passione. Come non manca umorismo negli spettatori della rappresentazione teatrale, i quali commentano a voce alta quel che vedono, cosa che noi non faremmo mai, e gli attori rispondono. Questa era una delle cose che volevo notaste e l’altra è la quasi staticità dei due, non ci sono altri con loro, né mobili, nulla, solo un continuo dialogo. Ho cercato l’autore del testo teatrale citato da Tryon, non ho avuto risultati positivi, ci riproverò. Nella notte buia e pericolosa Murtagh Fitzgibbons, devoto innamorato di Ellen McKenzie, padrino di Jamie Fraser, nonché ex combattente di Culloden e fabbro a capo dei Regolatori si erge nell’attesa come una Nemesi. E m’è venuto da riflettere che la vita di ognuno di noi è fatta a strati come una torta, le esperienze si accumulano, ma non si mescolano, eppure basta che qualcosa affondi, come una lama, per richiamare al cuore antichi dolori o sopite gioie. O attitudini a lotta e guerriglia, esattamente come per Murtagh. Oltre ai complimenti a McCreary per le musiche, altri a cascata ai tecnici del suono, delle luci e a tutti quei maghi che ci lasciano vedere una scena in notturna come se anche noi fossimo presenti. I Regolatori sono impazienti, mentre sono quieti e teneri i due neo sposi. Brianna è preoccupata, Roger non dice nulla, lei ha fatto tutto come doveva? E la tenerezza di questa domanda ci fa sorridere, davvero, ma Roger dà la migliore risposta e definizione dell’orgasmo maschile, cosa che ci porta a considerare, en passant, come patologicamente finti quei maschioni che dopo una cavalcata degna di Wagner e delle Valchirie (l’Autore mi perdoni per l’accostamento e le Combattenti anche) si rassettano, fumano, si alzano, fanno di tutto, mancano le flessioni e un ordine su Amazon, quasi avessero preso un sorso di aria. Non è così, una volta un amico, ogni tanto conduco anche di queste conversazioni “colte” mi spiegò che la sensazione è come se qualcuno prendesse a calci il cervello, c’è lo spegnimento totale. Ecco, Roger Mac non solo lo ratifica ma lo fa con una verve del tutto scottish assai apprezzata. Bree è felice, lo dice e lo dimostra e i due attori, invece, vestiti da mediorientali, che parlano di Vardane (un Re dei Parti che regnò a cavallo del 1 secolo d.C.) danno a Jamie il destro di agire. Fanning si tiene l’ernia dolorante, con una sofferenza sempre più vivida, e con un colpo o due di Jamie l’uomo è al tappeto. Ecco che scoppia il putiferio e i Fraser prendono il comando della situazione. Emozione pura, li ho adorati, la mente brillante e cinica di Jamie, la pragmaticità di Claire. La quale, ovviamente, chiede al marito che cosa stia succedendo. Appurato che, invece di averlo ammazzato con quei colpi, gli ha probabilmente salvato la vita dando a sua moglie l’opportunità di operare il braccio destro di Tryon, ecco che Jamie spiega della trappola e della necessità di avvisare Murtagh. Claire farà del suo meglio mentre il marito cerca di salvare il padrino. Niente di nuovo non è così? I Fraser, se non ci fossero…Claire dà ordini come un chirurgo in sala operatoria, coinvolgendo anche Tryon, Jamie riesce a farsi portare in carrozza proprio da Washington. Una straordinariamente convincente e carismatica Claire spiega, agisce e inizia l’operazione all’ernia inguinale, mentre Jamie è arrivato e si congeda molto furbescamente dal colonnello. Claire è un portento e qui c’è una cosa importante da notare, quando c’è un’emergenza si ha bisogno di qualcuno che sappia che cosa fare. Non solo mentre agisce, salvando, operando, ma anche dicendo ad altri che cosa fare. Ricordo quando nove anni fa il sisma distrusse la città dove vivo, che uno degli operatori della Croce Rossa, in un loro campo base, disse una cosa che non dimenticherò mai: non ci si può basare solo sulla buona volontà, si deve essere preparati e competenti. E di certo Claire lo è. Tryon promette mari e monti a Fanning per distrarlo e non farlo muovere, mentre Claire rimuove un’ernia inguinale praticamente mortale. L’arrivo del chirurgo (ma prima ho adorato Tryon che chiede a Claire se Fanning ricorderà quanto gli ha promesso) con i suoi rimedi dell’epoca è accolto da un Tryon granitico che difende Mrs Fraser e il suo operato. Jamie Fraser, magnifico come sempre sopra un cavallo, si adopera per salvare la pelle a Murtagh. Ci siamo, la carrozza arriva. Murtagh e i suoi sono pronti, le Red Coats pure ma…Ripiombiamo da Claire, che quando finisce prende sia i complimenti del Governatore che un applauso corale. La speranza di Jamie si chiama Fergus, mandato come l’angelo di Javhè a fermare la mano di Abramo, che giunge in tempo e sventa la trappola. Nella notte buia a Murtagh si accende la luce dalle parole di Fergus: c’è una spia tra voi. La luce morbida e calda che cade sui corpi dei neo sposi disegna per noi una scena molto sensuale e intima. Ma è una luce che separa, adesso, perché si accompagna alla gaffe di Roger sulla data e sul tipografo ( e sulle macchie) e alla giusta rabbia di Brianna. La pace, la sensualità, la complicità sono spazzate di colpo dalle valide ragioni di entrambi. Non mi schiero, lascio a voi giudicare e commentare (e spero che lo farete!) ma sappiate che questo pezzo dell’episodio con le reciproche accuse, col reciproco dolore, col reciproco sbalordimento, che è il risveglio doloroso dopo aver condiviso qualcosa di infinitamente bello, mi ha commossa. Ho sentito una energia incredibile sprizzare fuori, scintille di emozione, pura e cruda. Ho provato la rabbia viscerale, letteralmente, di Bree e il dolore abissale di Roger. La prima lite nella notte di nozze credo che sia un record difficile da raggiungere. Ma non è difficile, per Tryon, capire che la trappola sventata deve aver goduto di qualcuno che abbia informato i Ribelli. Un errore di valutazione dell’uomo di fiducia di Tryon fa si che venga accusato Washington di esser spia (mai fidarsi di uno della Virginia! Battuta che ho adorato, alla luce dello svolgersi successivo degli eventi, tocco di classe, davvero, degli autori). Brianna si riveste nella più completa desolazione e raggiunge la locanda dove dorme. Avete notato i “lampioni” ante litteram? Splendido tocco storico! Di sicuro non li nota Brianna, che, invece, è agganciata in modo del tutto furbo, deciso e efficace proprio da Bonnet che le chiede di soffiare sull’anello, per portargli fortuna e giocarselo al posto dei venti scellini (ricordate quanto era un mese di paga sulla nave?). Ovviamente Bree riconosce l’anello, così altrettanto ovviamente Bonnet ne approfitta. È un uomo che ci sa fare, bisogna ammetterlo, non gli difetta il cinismo né l’opportunismo gli manca. Il suo contrattare, però, diventa per Brianna neo sposa quanto di più doloroso, disgustoso, umiliante, terrificante ci sia. Bonnet, a porte chiuse, con il divertimento connivente di quelli che lo ascoltano al tavolo da gioco, violenta Brianna Randall McKenzie. Un sorso di fiato: ringrazio che ci sia stato in qualche modo risparmiato di vedere. Purtroppo, però, le urla di Bree, le sue inutili richieste di aiuto, rivolte a uomini che di gentile non hanno nulla, che, anzi, godono nel sentire e capire quel che sta succedendo, ci portano, ci precipitano nel buio della violenza. Sappiamo tutti che sul libro và diversamente, ma questo non aiuta. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento e ho sperato, molto puerilmente, che fosse omesso o, almeno, ricordato con dei flashback. No, ce lo sentiamo scavare nella carne, ci arriva dentro e ogni grido di Bree, ogni tonfo, ogni grugnito di Bonnet, ci danno la misura dell’orrore. Addirittura c’è chi sistema gli stivali di Bree e non entra, non interviene. Chi beve, chi fa tutto ma non salvare una donna dalla violenza. In fondo, se l’è cercata, non è così? È in momenti come questo che vorrei avere una Gatling. Funzionante. Come le cose belle, anche quelle brutte terminano. Non senza strascichi. Dopo l’ultimo oltraggio, verbale, di Bonnet, Bree recupera gli stivali in una locanda praticamente vuota. Ma che differenza fa? Prima era piena e non è servito a nulla. Nella più completa solitudine, come ogni vittima, Bree sale le scale per andare nella propria camera.

Episodio estremamente emozionante, solo in apparenza semplice, che ha tocchi di genialità pura proprio nel linguaggio più che nello svolgersi degli eventi, e di azione ne abbiamo tanta, ci rimescola il sangue nelle vene quando ci ricorda che non ci si può comportare in modo del tutto inappropriato, con Brianna e Roger che si dividono, sposi novelli, per una lite, come se lui andasse a dormire in auto e tornasse al mattino seguente, come se fosse il 1971 e non il 1769. Non parlo della violenza carnale, parlo del fatto che a volte ci comportiamo come se il mondo fosse lì a soccorrerci, ad aiutarci, quando siamo noi, in primis, a doverci districare da quel che ci capita. Questo è l’unico neo che ravviso nella scrittura di un episodio davvero al fulmicotone, l’aver portato Bree e Roger a comportarsi scioccamente, indipendentemente da quanto successo dopo. Potevano essere rapinati, sarebbe stato lo stesso. Ma apprezzo che abbiano, in un certo senso, seguito i loro caratteri. Ora scivoleremo verso una “tremenda vendetta”. E noi saremo qui, a raccontarvela, ancora.

Recensione a cura di Cristina Barberis.

Precedente All’Interno dell’Episodio 407 di Outlander Successivo All’Interno dell’Episodio 408 di Outlander

Lascia un commento

*