Recensione Outlander Episodio 407: Down the Rabbit Hole

Nessun rapporto è una perdita di tempo: se non ti ha dato quello che cercavi, ti ha insegnato di cosa hai bisogno. (Charles Bukowski)

Siamo arrivati al settimo episodio della Quarta Stagione, “Down the Rabbit Hole”, scritto da Shannon Goss e diretto da Jennifer Jetzinger.  Il quadro è quanto di più chiaro ci sia, questa volta, forse sarà per il bracciale sul polso sinistro di quel paio di mani? Il titolo mi ha colpita, mai, nemmeno per sbaglio, i titoli di ogni episodio sono stati assegnati in modo casuale, a partire dal primo episodio della prima stagione. Quindi, mi sono chiesta, chi, oltre Alice cade nella tana del coniglio? La mia memoria, che ancora funziona, mi ha dato tre risposte e alla fine dell’episodio sono stata felice di averne indovinate due su tre. In modo abbastanza semplificato e paradossalmente lineare, tutto quello di cui si ha bisogno, quando si ama, è sapere, capire, esser certi che chi amiamo stia bene. Del resto, come, dove e quando, ci importa veramente poco. Per un battito di cuore che è saltato nel leggere i nomi di attori & attrici nella sigla, un altro è arrivato nel grigio e nevoso inverno scozzese, con la nostra Bree che, finalmente, si avventura nella Terra dei suoi Avi. Lei si trova lì perché desidera raggiungere sua madre e avvisarla dell’incendio che ci sarà. Nulla di più ovvio, vero? Se non fosse che, come sappiamo, sua madre si trova duecento anni indietro e raggiungerla vuol dire lasciare il proprio mondo e il proprio tempo, cadere nel tunnel (la tana del coniglio, oltre lo specchio, lì dove tutto è diverso eppure uguale) e risvegliarsi… Due secoli prima. Il giorno è gelido e sferzante, il cielo promette tanto di quel maltempo che solo la musica, quella delle Donne al Cerchio di Pietre, ci scalda il cuore. Ma non alla povera Bree che ha il viso congestionato (e le orecchie rosse!) dal gelo. Munita di mappa (la voglio! Notate il cerchio rosso intorno a Craigh Na Dun?), di provviste e di tanto coraggio, la figlia di Jamie e di Claire si avvia tra neve, gelo, solitudine infinita, verso una casa col fumo che esce nello squarcio di blu. Ma siccome nessuna mappa, per quanto accurata, potrà mai sostituire la vera conoscenza di un territorio, ecco il primo ostacolo: Brianna cade, si fa male alla caviglia destra e dal contenuto del sacchetto seguiamo il corso dei pensieri, una mappa, del cibo, dei soldi, un pugnale in un fodero. L’essenziale. Gli abiti li ha addosso, la determinazione pure. Seguire un ideale, una meta, un viaggio ha sempre ostacoli, nessuno ce li toglierà mai da davanti, dovremo esser noi a superarli ed è quello che, faticosamente, Bree mette in pratica. L’acqua del ruscello deve essere gelida, ma quel pezzo di natura ha in sé il fascino di qualcosa che dovremmo custodire. Pervicacemente, tenacemente, Brianna prosegue, non la fermano il fango, la distanza, il dolore. Come nulla può fermare, due secoli dopo, il secondo degli uomini più innamorati che ci siano, uno sbarbatissimo Roger McKenzie Wakefield. L’auto nera raggiunge un luogo a noi caro e familiare, il Cerchio di Pietre di Craigh Na Dun. Vestito come un colono, ho adorato ogni singolo pezzo di quel vestiario, Roger fa citazioni colte e Fiona, da par suo, gli dà una battuta stupenda sul tempo. Si, Roger ha tutto: mappa, soldi, bussola, coltello e gemstone, pietre preziose. Non sono necessarie per passare, non sempre, ma chi credeva che lo fossero? Già, lei, la sempre morta, meno male, ava di Roger. C’è da dire che quando Claire torna nel 1948 il rubino dell’anello nuziale, quello del padre di Jamie, si spacca. Lo perde ed è per quello l’urlo che emette, accasciata, quando arriva. Quindi, pietre preziose si, ma alcune. Non altre. Salendo, il ronzio delle pietre diventa impossibile da non udire. Lo senti? Chiede Roger e Fiona dà un’ottima risposta: le pietre non stanno chiamando me. Quindi si, lo sentono anche altri? Ma non è detto che ci passino? Interessante. Dopo un abbraccio tenero, Roger si avvicina, occhi chiusi, mani sulla Pietra e… Dissolvenza. Buio, notte, Brianna accende un piccolo fuoco, grazie ai fiammiferi, sua madre avrebbe usato delle pietre focaie e cerca di farsi caldo, coraggio e luce. Guardando Brianna che mangia, accanto al fuoco, ho immaginato di essere lei, assaporare la sensazione di solitudine, la paura di essere aggredita da animali o persone, la mancanza della sicurezza confortevole di un riparo, il sapore di un cibo che non è proprio detto che avrei trovato di nuovo, pane bianco, marmellata, cibo industriale, non fatto da mani di donna. Ho provato a pensare a quali pensieri potesse abbandonarsi, col dolore costante della caviglia. La notte all’esterno, in un posto sconosciuto, da sola, un riparo fatto da un mantello, con le temperature scozzesi e ho realizzato che ci vuole coraggio, si, ma amore, soprattutto, amore e determinazione per fare quello che lei compie. E coraggio e testardaggine Fraser la portano avanti, passo dopo passo, per l’intero giorno (perché percorrere chilometri a piedi è diverso dall’usare un’auto o un aereo) e cadere priva di forze, quasi arresa, sulle radici di un albero. In vista della meta ci si ferma a pigliare fiato, un sorso di aria, per proseguire. La casa è vicina, ma la notte incombe e il dolore deve essere nauseante. Bree cade, chiude gli occhi e noi scivoliamo con lei, indietro, in cerca di conforto e chi c’è che può darcene? Un padre. Lo ammetto, vederlo mi ha fatto bene. Frank Randall è un personaggio estremamente significativo, un ottimo, unico padre per Brianna e, come dice sua moglie, non sempre l’amore che diamo, per quanto sincero, è bastante se non siamo la persona adatta. È un uomo che è stato amato si, ma non come se quella donna fosse stata la sua vera compagna. Il suo enorme amore, il suo bisogno di amare si è riversato in abbondanza e senza misura su di lei. La figlia, sua figlia. Perché i figli sono di chi li alleva, di chi li ama, non solo di chi li concepisce. Una giovane Brianna viene sollevata dall’auto, addormentata, nel gesto amorevole di un padre che l’ha cresciuta. Un giorno dopo l’altro. Ringrazio francamente Shannon Goss per aver scritto questo episodio e per quanto le fan americane non siano d’accordo con me, questo è un episodio coi contro fiocchi. E vi dirò perché lo penso. Il calore, il conforto, il tepore del sogno si scontra con la realtà, una donna che chiama “Ragazza?” ed ecco Bree che si sveglia in una gran bella camera e chi la chiama? Colpo di scena, già. Perché i legami a volte sono corde tese e ci inciampiamo anche se non vogliamo, a volte sono corde che ci fanno salire, ci aiutano, altre volte ci impiccano. Cadendo nella tana del coniglio Brianna arriva… Da Laoghaire. Sollecita, premurosa, lei e sua figlia hanno trovato Bree gelata nel muschio e l’hanno portata a casa. Noi sappiamo che la vedova McKimmie non percepisce altro reddito che quello che gli corrisponde Jamie, quindi è quanto meno un atto generoso mettersi una bocca in casa e ospitarla con riguardo. Il pollo più buono che lei abbia mai mangiato è piccione arrosto, cara Bree, del resto, siamo nella Scozia povera post Culloden, quasi una generazione è passata e a tirare le somme, la fame è molta. Notato l’accento inglese, Laoghaire viene a sapere che la ragazza è diretta al porto di Ayr per andare in America. Se Bree sapesse chi sia Marsali, capirebbe, dal riferimento della ragazzina, di trovarsi nella casa della ex moglie di suo padre. Ma quello che non conosciamo più spesso ci nuoce. Laoghaire che si stupisce del voler andare davvero a piedi fino al porto, di Bree, la accoglie e le dà ospitalità in casa propria (Non preoccuparti Brianna, resta tutto il tempo che vuoi). I ricordi sono, nel bene e nel male, i nostri soli compagni di viaggio ed è quando li smarriamo che, in un certo senso, viaggiamo più leggeri o più soli. Le voci di Ian Murray e Laoghaire McKenzie McKimmie Fraser che altercano risvegliano non solo l’ospite, ma la sua memoria, ce la ricordiamo Claire che torna dal pranzo di laurea e rimprovera suo marito, rimasto in poltrona, con un bicchiere in mano? L’abbiamo vista quella scena, dalla loro parte, ora guardiamola con gli occhi di una bambina che ascolta i genitori litigare. Mentre Ian perora la causa dell’uomo onorevole, che a dire di Laoghaire l’ha umiliata (ci suona?) e deve risarcirla, ecco che Bree raggiunge i due, nella sala illuminata solo dal fuoco nel camino e da qualche sparuta candela. Questo era il diciottesimo secolo. Notate come Ian apostrofa la ragazza? Outlander! Una straniera. M’è tornato in mente il commento che Claire fa con suo marito e il reverendo Wakefield sullo stesso termine, con Frank che le dice, più o meno, non è un insulto cara, vuol dire stranieri e lei che replica: è il modo in cui lo dicono… Ian come lo dice? Con naturalezza. Laoghaire avrà mille difetti ma non è ingiusta, beh, non sempre, non accetta i soldi di Ian, vuole quelli di Jamie. In fondo, per come si sono messe le cose, le fa onore. Il mattino seguente Brianna sta meglio e nel grigio inverno scozzese attardiamoci a guardare le occupazioni di due donne di casa, che sistemate le faccende dentro, provvedono al giardino. Tra una battuta e l’altra sappiamo come i soldi che dovrebbero arrivare dalle Americhe, mese dopo mese, subiscano ritardi o imprevisti. Ma mentre Ian sa che Jamie pagherà, perché ha onore, Laoghaire che non percepisce quei soldi tutti e nel giorno stabilito considera la cosa sotto un aspetto decisamente negativo. Di cose così oggi sono piene le cronache, ma come funzionava, all’epoca? Per lo più, esclusi i Jamie, che dovevan esser pochini, gli altri lasciavano moglie e figli nelle peste e si davano ad altro, o morivano, o si ubriacavano e picchiavano, rovinavano esistenze… C’erano uomini onesti, Ian Murray, per dire? Sicuro, o ci saremmo estinti tre secoli fa, ma anche oggi è il male che fa più rumore e di tutti i Jamie Fraser della Storia non sentiamo parlare, quasi mai. Che bello quel riferimento (hai praticamente la stessa taglia della mia Marsali) che ci fa pensare che i figli sono, spesso, un investimento in amore che i genitori fanno. L’abito che Bree indossa è di Marsali, così mentre Laoghaire prepara uno stufato, Joanie chiede aiuto all’ospite per il giardino. Concediamoci uno sguardo: un cottage a due piani, probabilmente pieno di spifferi, il fumo che esce dai comignoli, donne poco vestite, appena un abito di lana, in un mattino freddo e grigio e una vita dura, povera e dignitosa. Era una vita più sana? Lo era. Era una vita più dura? Lo era. La rivorremmo indietro? Chissà. Perché una bilancia ha due piatti. Joanie è una ragazza molto dolce e molto ingenua e tra una treccia e una battuta sulla mascalzonaggine degli uomini, stringe un legame con Bree. Che viene a sapere che Laoghaire ha il cuore spezzato dal padre di Joanie, notate i suoi capelli, che non la amava come lei amava lui. E Bree le parla di Frank, l’uomo che mi ha cresciuta, dice. Suo padre. Mia madre non lo ricambiava allo stesso modo. Ora noi sappiamo quanto bene Bree voglia a sua madre, se si trova qui è per aiutarla, ma sentiamo il dolore? Il dolore di capire che le persone che ama di più al mondo non nutrono, uno verso l’altra, lo stesso sentimento? E dalla Scozia del diciottesimo secolo scivoliamo, come Alice, nell’America degli anni 60. Chiuso nel suo ufficio, Frank beve, quando sua figlia lo rimprovera e attraverso la curiosità un po’ distratta di Brianna sappiamo due cose essenzialmente: che Frank era a conoscenza che sua moglie sarebbe tornata indietro e sarebbe morta nell’incendio del Fraser’s Ridge, dal momento che quella è la fotocopia dell’articolo di cui Roger presume che Bree non sappia nulla e che lo sa anche Brianna, pur non capendo chi siano i morti di quell’oscuro, lontano necrologio. Nella impossibilità di Frank, dopo la piccola pantomima di Bree che si finge una psichiatra, di tirare fuori il dolore, le implicazioni di quella sofferenza, dei sentimenti, che sono tutti legati a Claire, vediamo, oltre la bravura smisurata di Tobias Menzies, anche lo smarrimento di un uomo che dopo tanti anni si trova ad ammettere di essere giunto “da nessuna parte”. Papà sono io, puoi dirmelo. No, nemmeno per idea, non può. Devono avere avuto un rapporto splendido questi due, ma lui non può dirle nulla. Ha imposto silenzio a sua moglie ma anche lui non ne parla. Perché, dopotutto? Per lei, per la figlia, perché lei creda di esser sua, perché lui la ama e, quindi, vuol proteggerla, da che cosa? Dalla verità. Ma è quando diventiamo adulti che la verità, da qualunque parte arrivi, ci rende tali. Non possiamo esser protetti da lei, non dalla Verità. Piccola o grande che sia. Frank esita, finge, sorride, sente la terra che scivola sotto i piedi, basterebbe un salto per trovarsi nella tana del coniglio. Che cosa avrebbe potuto dire? Bree tua madre è tornata indietro nel tempo, non so perché, ma potrei sapere come ed è morta con l’unico uomo che abbia davvero amato? È più semplice dire, mi dispiace, non posso. “Era tutto per me, dopo di te” è la più bella dichiarazione che Frank possa onestamente fare. “E mamma?” è ovvio che lo chieda. Ma sua madre era lì, nella dichiarazione, solo che non può dirglielo. Brianna che si spoglia di ogni indumento, davanti al fuoco, nel camino, ha in sé la consapevolezza che quella che sbatte la porta dell’ufficio di suo padre non poteva possedere. Ed è questo che fa la differenza, la consapevolezza. Che è quella di Laoghaire che ritiene ancora che Jamie sia stato stregato da Claire, lo dice a Bree pur non nominandoli, che le fa ricordare le sere passate con Jamie e le figlie, a parlare, a sentir raccontare le storie della Bibbia (ottimo spaccato di tempo per noi, che ci affanniamo dietro tv e ammennicoli vari), la consapevolezza che fa dire a questa donna ferita che suo marito le manca. A dire di Jamie, lui ha fatto di tutto per amarla, ma non era quella giusta per lui. Che ci ricorda? E a dire di Laoghaire la colpa è della strega. Quando soffriamo e non accettiamo che quel che non va dipenda anche da noi, incolpiamo le circostanze, le persone, gli accadimenti. E restiamo nel fondo della tana del coniglio, senza venirne mai fuori. Quella tana diventerà la nostra seconda vita. Possiamo davvero accettarlo? Brianna si fa raccontare la storia preferita di Joanie e il quadretto familiare è davvero dolce, ammettiamolo. Una Laoghaire così non l’abbiamo mai vista. A Marsali manca. Capiamo come mai, vero? Tanto per cambiare è una mattina fredda, grigia ed umida nel porto di Ayr, in Scozia. Roger è lì, cerca imbarco. Un passaggio sulla nave per esser precise. Il suo primo incontro è come quello di un cane in chiesa, diremmo sfortunato. Incontra Stephen Bonnet, che batte quei mari, per guadagno. Se Bree non si fosse fatta male, non sarebbe finita da Laoghaire e non sarebbe stata in ritardo sul proprio imbarco. Così abbiamo modo di esplorare qualcosa che, a buon bisogno, non avremmo mai visto: la vita che Jamie s’è lasciato dietro le spalle, i legami, le corde, che sono rimaste lì, tese. Roger Mac non è un uomo che si arrende e si fa assumere da Bonnet come marinaio, a venti scellini al mese. Il lancio della monetina di Bonnet è un piccolo colpo di genio, ci dimostra chi sia quest’uomo, che affida al caso decisioni che per altri sono vitali e che ci ricorda quanto i marinai, in generale, fossero superstiziosi e, quindi, fortuna o sfortuna regolavano le loro vite. Brianna è stata una benedizione, sostiene Laoghaire, Joanie le è affezionata, ma tutto quel dolce idillio sparisce nell’espressione che dalla sorpresa, sembra che abbia ingoiato pesce vivo, finisce nella rabbia più pura in Laoghaire. Grande prova di attrice di Nell Hudson, davvero. Ma prima dell’esplosione, ha modo di dire qualcosa di fantastico, su Frank, che vediamo di nuovo, dormire in ufficio, su un divano che chissà quante volte deve averlo accolto. Brianna gli prepara la prima colazione, parlano, lui le chiede se abbia mai pensato di studiare all’estero. No chiaramente, lì c’è Harvard, lì c’è lui. Laoghaire non è esattamente una donna che molla l’osso. Racconta a Bree di certe storie, pettegolezzi, secondo i quali nel cuore di Jamie non c’era posto per un bambino ed è per questo che ha lasciato la moglie incinta. Bree dovrebbe sapere la verità, giusto? Guardiamo la sua reazione, il dolore, sentirsi rifiutate. E Laoghaire sta davvero mettendola in guardia o si sta vendicando? Le parole hanno un peso, a volte leggero come carezze, a volte pesante come schiaffi e man mano che Laoghaire insinua e Bree vuole sapere, si arriva all’esplosione: Claire ha stregato Jamie, dopo che Frank è morto, e se lo è portato via, lasciando la donna che, in fondo, non ha mai smesso di amarlo, sola e senza un riparo economico. La situazione precipita, Brianna difende, giustamente, i suoi genitori e quando viene a sapere che è stata proprio la sua ospite a denunciare Claire, la ferisce: la realtà è che Jamie Fraser non vi ha mai amata. Per Laoghaire è come trovarsi di nuovo davanti Claire. Non prendere atto che possa esser vero, ma incolpare qualcuno, ancora. La chiude in camera per denunciarla di stregoneria e nonostante i tentativi di Biranna, la camera è solida, resiste. Ma quanto solidi sono i legami? Bree di ritorno da un’uscita con le amiche viene raggiunta da suo padre, è notte. La strada è bagnata, è piovuto. Frank torna sull’argomento studiare all’estero, gli hanno offerto una cattedra a Cambridge, Bree vorrebbe seguirlo? E da lì, con più misura e tatto di Laoghaire, informa sua figlia delle vere condizioni familiari esistenti tra sé e sua moglie. Quasi ovviamente Brianna sente le corde, i legami, che scappano, che si sciolgono, le arriva addosso un macigno, si sente straniata, tirata da ogni parte (quel: siete troppo vecchi per divorziare è bellissimo, indica la paura e anche l’idea che abbiamo degli altri, mai di noi) e suo padre che prova, con una dolcezza infinita, nell’ultima notte della sua vita, a chiederle di andare con lui mi ha spezzato il cuore. Naturalmente sua figlia si addossa la responsabilità della morte del padre. Se, se, se… La nostra vita è intessuta di se. A bordo del Gloriana la vita da marinaio di Roger è piena e tra una filastrocca sulla vita in mare e un rimedio, probabilmente per i denti, visto che somministra da bere dalla sua fiasca, portato da Bonnet a un infante, sappiamo non solo che le balene usano le navi come Baloo usava le palme, ma anche che il Capitano è un fatalista e che crede in Danu. Chi è? Danu è la Dea irlandese delle acque, una divinità antichissima che è la Madre dei Túatha Dé Danann ovvero sia gli Irlandesi. La vita a bordo di una nave è pericolosa e meravigliosa al tempo stesso, un piccolo regno in cui chi comanda è il capitano e in cui, a meno che non siate pirati caraibici che si siano dati un codice e non parlo di Jack Sparrow, non c’è altra voce che si levi a dare ordini. Quando Bonnet scopre che c’è una epidemia di vaiolo, a suo dire, getta semplicemente, come pesi inutili, le persone fuori bordo. Vite di nessun valore. Se pensiamo che Bonnet (e ne avremmo ragione) sia un figlio di satana, consideriamo che la vita a bordo di qualunque nave, fatta eccezione per i pirati, dipendeva dall’umore del capitano, che fossero marine da guerra o che fossero passeggeri. Roger che cerca la “ragazza carina con il bambino” trova niente meno che la sua antenata, perché quella Morag McKenzie madre del piccolo Jemmie (Jeremiah) è la sua 4 volte bisnonna. È piccolo il mondo, vero? Probabilmente Roger potrebbe sapere chi sia lei come no, ma salvarla fa parte del pacchetto: questo è Roger Mac, un Uomo con a U maiuscola. A Bree, che ha finalmente scardinato la finestra, la salvezza arriva dalla piccola Joanie. Col carro la porta niente di meno che a Lallybroch, il posto dove nessuno che abbia bisogno di aiuto arriva ed è respinto. La tenerezza suscitata da Joanie è la stessa che proviamo dinanzi a Ian, commosso dal vedere, finalmente, un figlio di Jamie. Piccola parentesi: ci siamo tutti chiesti dove accidente sia Jenny, giacché, in questo momento storico, è viva e vegeta. Ora, l’arcano è spiegato in modo semplice, Laura Donnelly è impegnata fino alla metà di febbraio del prossimo anno con la commedia “The Ferryman” a Broadway, NY, e inoltre ha partorito da poco il secondo figlio, motivo per cui è probabile che, ops spoiler, non la vedremo in questa Stagione. Questo porta Shannon Goss a scrivere un arrivo frettoloso e una partenza, anche più frettolosa, di Brianna da Lallybroch, nonostante suo zio non solo le creda sulla parola e la aiuti, ma si prodighi in ogni modo per lei. Per chi lo ha letto sa bene che sul libro le cose sono moooolto diverse. Del resto è una stagione e mezza che le storie viaggiano in parallelo, qui non era possibile, tecnicamente, portare Laura Donnelly sul set, essendo già sotto contratto altrove. Jenny è via, sta facendo nascere un nipote e il tempo stringe, espediente tecnico per saltare l’assenza della Donnelly. Non solo le dà i soldi necessari per tutto, ma le spiega che cosa dovrà fare una volta sbarcata. Ian Murray è un uomo incantevole, amo, amo tanto tanto questo apparentemente tranquillo, quieto uomo. “Fai parte della famiglia” è un’altra corda, Bree è fuori dalla tana del coniglio. Le cose a bordo del Gloriana potrebbero andare meglio. Roger, sbarbato e col codino, ha portato in salvo Morag e il piccolo Jemmie e li nutre, ma non molto di nascosto, perché Bonnet è venuto a sapere che si trovano li e in un monologo sul potere, sul sapere, sulla fortuna (e quanto è bravo Edward John Speleers) riusciamo non solo a capire come e in che modo profondo quest’uomo disturbato abbia sofferto ma anche delle usanze di sacrificare qualcuno, persone, più spesso animali, per far si che una costruzione restasse salda sulle fondamenta. La fortuna deve aver aiutato Bonnet, nonostante tutto, perché è qui che lo racconta, in un modo affatto diverso, a Roger e, quindi, adotta lo stesso stratagemma: testa Roger vive, croce Roger muore. Perché ha disobbedito al Capitano. Per brutale che ci sembri, e lo è, questa è la legge che vige a bordo: il Capitano decide chi vive e chi muore. Chiaramente ci sono limiti, siamo nel diciottesimo secolo, non in uno sperduto avamposto nel bel mezzo del nulla (semi cit.). No. Ma Bonnet può dire, a sua difesa, di aver dovuto punire un membro del suo equipaggio o semplicemente asserire che quegli abbia avuto “un incidente”. Audentes fortuna iuvat ed esce? Non lo sappiamo, probabilmente testa (Sembra che Danu sia stato al vostro fianco signore) e a Roger viene fatta salva la vita. Ad Ayr intanto Bree accompagnata da Ian si procura un passaggio, pagando, ma non da sola. Prima che arrivi al suo turno, uno sconosciuto la ferma e la implora di prendere al suo servizio la propria figlia, prima che sia venduta, col padre, ad un uomo che vuol fare di lei la concubina e di lui un servo. Ad una sconvolta Bree non resta che accettare, pagando il viaggio per sé e per Elizabeth Weymiss. Due donne, da sole, che viaggiano verso una Terra del tutto sconosciuta, in pieno diciottesimo secolo, un sorso ancora e saremmo nel secolo nuovo ed ecco che i padri le salutano. È stato un colpo da maestro, se mi passate l’espressione un po’ usata, quello di mostrare Frank che saluta Bree. Non ho resistito, lo sapete, non mi vergogno nel dirlo, sono scoppiata a piangere per questa benedizione, congedo, che Frank, padre, dà a Bree, figlia. Le arriva il perdono, per i sensi di colpa che lei si è portata dentro. Le arriva l’amore di suo padre, ora che sta andando verso colui che l’ha concepita. Ed è nel mento alzato e nello sguardo fiero di Bree che vediamo la determinazione dei legami, quelli che ti tirano fuori dalla tana del coniglio e ti aiutano ad affrontare un mondo del tutto diverso.

Shannon Goss ha costruito un inserto, se vogliamo, là dove era impossibile non parlare di determinate situazioni o sentimenti, ha riallacciato fili e ci ha mostrato la condizione di vita del tardo diciottesimo secolo, per le donne, per chi non ha nessuno, in Scozia, per chi cerca un passaggio verso una nuova vita, per chi si porta dietro i propri fantasmi. E’ stata una scelta coraggiosa, ho letto anche molto criticata dalle fans di oltre oceano ma quando saltiamo nella tana del coniglio chi può dire che cosa ci aspetterà oltre?

Recensione a cura di Cristina Barberis.

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4 commenti su “Recensione Outlander Episodio 407: Down the Rabbit Hole

    • cristina barberis il said:

      Grazie infinite Federica, davvero 🙂
      Mi fa piacere leggere che ti sia piaciuto.
      Resta con noi e commentaci, parlare con lettrici e lettori è una cosa che mi emoziona sempre.

    • cristina barberis il said:

      Grazie Carla 🙂 sei gentilissima.
      Non credo che ti sfuggano, credo che, semplicemente, ognuno di noi guardi a cose diverse.
      Auguri di Buone Feste anche a te.

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